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Adriana e Urs Burkard nei vigneti di Arillo in Terrabianca

Arillo in Terrabianca, bio dal 2023 e obiettivo sostenibilità prioritario

di Giambattista Marchetto | 30 Novembre 2022

Il direttore Alberto Fusi ha rivolto un appello a tutto il team per uno sforzo condiviso orientato allo sviluppo dei progetti per ambiente, sociale, sviluppo.

Due progetti, due linee guida per il futuro prossimo. Da un lato la realizzazione della nuova sede produttiva in Terrabianca e dall’altro un programma mirato per la sostenibilità. Sono queste le due linee strategiche su cui sta muovendo in accelerazione Arillo in Terrabianca dopo l’arrivo di Alberto Fusi alla guida delle tre tenute.

Chiamato da Adriana Burkard dopo gli ottimi risultati raggiunti in Tolaini, dove ha portato ad un raddoppio del fatturato, Fusi ha affidato a Lorenzo Ficini il commerciale e a Dario Pettinelli la comunicazione e i progetti di sostenibilità. E proprio sul fronte etico e sostenibile, il direttore ha voluto recentemente condividere con tutto il team di Arillo un aggiornamento sui processi in atto.

Da qualche settimana sono all’opera i dottori forestali incaricati di censire e analizzare il capitale naturale delle nostre tenute – riferisce Fusi in una lettera aperta a tutta la squadra – Con capitale naturale si intende la geologia, il suolo, l’aria, l’acqua, le piante, gli alberi e tutti gli organismi viventi presenti nel nostro ecosistema. Ciò ci consentirà di avere una fotografia dettagliata e aggiornata, permettendoci di capire quali sono le direzioni di marcia per conseguire i nostri obiettivi di sostenibilità”.

VALORE ECONOMICO E SOCIALE
Nella lettera si fa riferimento al “sogno” di Urs e Adriana Burkard: “fare un ottimo vino di territorio, generando valore economico e sociale in armonia con ambiente e comunità”.

In questa direzione i passaggi sono molteplici. “Misurando ed analizzando l’impronta della produzione sull’ambiente possiamo scoprire dove migliorare, dove ridurre e dove incentivare, cosa smettere e cosa cambiare”. Perché “alla bontà del vino si aggiunga la sensibilità di chi lo ha fatto”.

Non è solo vino – scrive Fusi – quando presentiamo una nostra bottiglia raccontiamo il prodotto ma anche i valori immateriali ai quali quel prodotto si ispira; comunichiamo territorio, persone e scelte. Il marchio si arricchisce di significati e valori nuovi che si sommano a quelli della solidità e della famiglia. La prima delle scelte per raggiungere questo obiettivo è stata quella di un’agricoltura biologica”. Nel 2023 sarà completato anche l’iter della certificazione, ma la conduzione bio non è “la sostenibilità” e il rischio di greenwashing è dietro l’angolo. “I pilastri del concetto di sostenibilità sono tre – aggiunge – quello ambientale, quello economico e quello sociale. Responsabilità nell’uso delle risorse naturali, capacità di generare lavoro e reddito, sviluppare la rigenerazione dei saperi e delle relazioni. Produrre in armonia con l’ambiente significa soddisfare i bisogni del presente senza compromettere il futuro della casa comune, semmai migliorandola”.

IMPATTO RIDOTTO E CARBON NEUTRALITY
Il programma prevede dunque il completamento dell’analisi del capitale naturale, uno studio LCA (Life Cycle Assessment) per misurare l’impronta ambientale della produzione lungo tutto il ciclo di vita, impatto dei fornitori incluso, e la carbon neutrality, ovvero l’impatto neutro delle emissioni. “Neutro non vuole dire zero – spiega Dario PettinelliLa produzione del vino ha un impatto sull’ambiente e questo impatto è misurabile al dettaglio; “neutralità” è adoperarsi per ridurre quell’impatto fino al margine di incomprimibilità e compensare pro-attivamente per quanto resta”. E l’azienda ha anche aderito all’Alleanza Siena Carbon Neutral, un think-tank spin-off dell’Università di Siena che annovera solo membri con programmi in attività per la neutralità verso il carbonio.

Sul fronte sostenibilità sociale, l’azienda favorisce, incentiva e si adopera per la formazione continua, agronomica ed enologica in primis, ma non solo. “Abbiamo iniziato ad aprire le nostre porte alla comunità del vino, favorendo lo scambio dei saperi”, conclude Fusi nella lettera aperta, per il quale il marchio dell’azienda deve esser percepito come “etico e responsabile“.

 

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