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Vernaccia di San Gimignano, 50 anni di Consorzio e produzione in crescita

di Eugenia Torelli | 19 Maggio 2022

La degustazione dell’annata 2021 e dei nuovi Riserva, tra sfida del posizionamento e turismo più slow per la Regina bianca del vigneto toscano.

Un 2021 chiuso con produzione in crescita e con una vendemmia che, seppur non facile per le gelate primaverili, porta in cantina un ottimo raccolto, in grado di regalare qualità e prospettiva nel calice. Così il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano festeggia i 50 anni dalla fondazione (nel 1972), puntando a un più elevato posizionamento per i suoi vini, con un occhio a un turismo più slow e in grado di diffondersi dal centro storico al territorio.

CINQUANTA CANDELINE E BILANCIO POSITIVO
Un anno storico per la Vernaccia, simbolico per noi e di ripartenza per tutto il mondo del vino”, così definisce il 2022 la presidente del Consorzio, Irina Strozzi, che dice, “come Consorzio lo dedicheremo ai nostri produttori, i paladini della Regina Bianca”.

Nonostante i due anni di difficoltà generale legata alla pandemia, la Vernaccia ha infatti confermato il proprio spazio sui mercati e ha chiuso il 2021 con numeri in crescita sul fronte della produzione. Sono aumentati del 16% gli ettolitri e del 13% le bottiglie immessi sul mercato, per un totale di circa 5 milioni di bottiglie prodotte. Una crescita, che secondo la presidente è “legata soprattutto alla capacità dei produttori di lavorare e di declinare e interpretare un territorio come quello di San Gimignano, che è tutt’uno con la Vernaccia”.

LA SFIDA DEL POSIZIONAMENTO
Tra le sfide che si pongono per il futuro c’è senz’altro quella di innalzare il posizionamento della Vernaccia che, pur essendo a tutti gli effetti un rosso vestito di bianco, fatica ancora a trovare una collocazione pari a quella dei grandi rossi da invecchiamento. “Il Consorzio sta lavorando molto sulla comunicazione con l’obiettivo di ridefinire l’immagine della Vernaccia di San Gimignano sul mercato – spiega la presidente -. Crediamo fortemente che questo percorso possa far valorizzare e conoscere la nostra denominazione, conducendoci a un innalzamento del nostro livello di posizionamento”.

Forse è proprio dall’affinamento che potrebbe arrivare una possibile soluzione per il posizionamento. “Per le sue caratteristiche qualitative, la Vernaccia di San Gimignano sorprende nell’invecchiamento – spiega la presidente -. Per la tipologia Riserva il disciplinare prevede 11 mesi di invecchiamento e forse distanziare queste due tipologie potrebbe essere una soluzione, come potrebbe esserlo quella di ritardare l’uscita della tipologia annata”.

Da disciplinare infatti, la Vernaccia Riserva prevede circa un anno di invecchiamento in più rispetto alla tipologia annata, tanto che diverse cantine tendono a distanziare le due referenze anche grazie ai vini ‘Selezione’ (non prevista come tipologia in disciplinare, ma comunemente prodotta), facendo uscire la Riserva più tardi sul mercato. Una scelta che non è mai facile per i produttori – specialmente per i più piccoli – in termini di costi e di spazi in cantina, ma sulla quale, ai fini del posizionamento, sarebbe forse il caso di riflettere.

TURISMO, NON SOLO CENTRO STORICO
Patrimonio Unesco dal 1990, San Gimignano è una delle principali mete turistiche in Toscana, con circa 3 milioni di arrivi l’anno pre-pandemia. Un turismo che assorbe quasi la metà delle vendite di Vernaccia, ma che in larga parte è anche mordi e fuggi e non sempre si ridistribuisce sul territorio, con molti visitatori che si soffermano solo il tempo di una giornata nel centro storico, per poi fare ritorno in pullman verso Firenze o Siena.

Quello che da tempo si cerca quindi di modificare è il turista target della città turrita, puntando a un visitatore più desideroso di vivere il territorio, interessandosi ai prodotti e soprattutto al vino, non come semplice souvenir.
Negli ultimi anni qualcosa sembra essere cambiato. “Il rapporto fra San Gimignano e il turismo arriva da lontano, già dal 1700 è una delle tappe del Gran Tour e dalla seconda metà del XIX secolo è sosta obbligata per numerosi viaggiatori provenienti dal Nord Europa – spiega la presidente del Consorzio -. Negli ultimi anni, oltre al centro storico, è molto richiesta anche la campagna di San Gimignano, come luogo di un’accoglienza di qualità e ricco di esperienze legate al turismo lento e all’enogastronomia”.
L’impatto della pandemia è stato molto pesante per la nostra comunità – aggiunge la presidente -, ma questo è stato anche un momento per ripensare la nostra offerta turistica creando nuovi itinerari di visita ed esperienze da far vivere ai visitatori, sempre con la voglia di essere una meta accogliente e che guarda verso prospettive sempre nuove”.

Se la pandemia ha incrementato il turismo di prossimità, negli ultimi due anni si sono comunque registrate, seppur con numeri contenuti, presenze dal resto d’Europa, con il recente ritorno degli americani. Tra i trend anche quello del turismo sostenibile. “Con piacere abbiamo registrato, a seguito della pandemia, un turismo più attento al green e desideroso di esperienze all’aria aperta e slow – afferma la presidente -. Sono settori nei quali il nostro territorio aveva già un’offerta specifica e questo ci ha consentito di avere esperienze già disponibili e strutturate. Ci auguriamo di poter crescere sempre di più in quest’ambito”.
La presidente del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano, Irina Strozzi

APPUNTI DI DEGUSTAZIONE

Vernaccia di San Gimignano ‘annata’, dal debutto delle 2021 a 2020 e 2019

Un’annata che ha portato qualità e anche quantità soddisfacenti. Nel 2021 le gelate primaverili di aprile e la siccità di luglio e agosto non hanno compromesso il raccolto. Da metà agosto in poi le temperature si sono abbassate, dando sollievo alle piante e favorendo una buona maturazione delle uve.

Nel calice, una bella materia contraddistingue la maggior parte degli assaggi che, seppur ancora troppo giovani per esprimersi (e degustati a una temperatura un tantino bassa, ndr), parlano di ottime acidità e struttura, indispensabili per uno slancio nel tempo.

Di seguito una selezione degli assaggi più convincenti, anche se la giovinezza di sicuro non ha favorito molti campioni. Il responso finale resta in ogni caso un “cbcr” (come si dice in altre situazioni, “cresci bene che ripasso”).

Si delineano invece contorni più nitidi e profondità negli assaggi delle annate precedenti, che arrivano nel calice con più distensione e, naturalmente, con una maggiore espressività. Da una parte una 2020 con un ottimo andamento stagionale, che ha permesso una maturazione regolare delle uve, raccolte in lieve anticipo rispetto al 2019 e in perfetto stato. Dall’altro lato un’annata 2019 che ha goduto di una maturazione più lenta e che si prospetta più bisognosa di tempo e generosa di promesse.

Casa alle Vacche – I Macchioni 2021
Pompelmo, agrume, melissa. Un palato che muove i primi passi, come un bambino che deve ancora trovare sicurezza sulle gambe, ma la freschezza c’è e anche la sapidità, avvolgente, intensa e lunga. Da assaggiare ancora.

Casale Falchini – Vigna a Solatio 2021
Naso di salsedine, scorza di limone, erba luigia. Il sorso è goloso, morbido e voluminoso sulle prime, per poi diffondere sapidità, toni amarognoli di albedo e un finale che resta a lungo sul palato. Buono.

Cesani 2021
Note officinali, fiori di sambuco e fresia, via via che si apre rivela punte di zafferano. Il palato è preciso e lineare. Una lama salata, stimolante, che chiude con toni floreali. Ha bisogno di tempo, ma rivela una bella stoffa.

Fattoria San Donato 2021
Naso orientato sugli agrumi, mela verde, melissa, fresia. Fresco, dal profilo amarognolo e quasi asprigno. Ancora acerbo, ma molto di più in potenza, tra morbidezza, struttura e anche calore. Lascia in sospeso, con una scia di ricordi citrini.

Il Colombaio di Santa Chiara – Selvabianca 2021
Bergamotto, zagara, sambuco, mela verde. Il sorso insiste sulle trame salate, buona struttura, una spintarella di calore, per poi chiudere tra l’agrumato e il floreale.

Mormoraia – Suavis 2021
Mela golden, agrumi. Bello il sorso: tagliente, morbido, ancora un po’ verde, ma ben teso al centro della bocca. Defluisce, lasciandosi dietro una scia di sale.

Palagetto – Santa Chiara 2021
Un naso ancora trattenuto rivela accenni di mentastro e tocchi di bergamotto. Acidità citrina, una bella tensione. Si porta subito dietro una scia salata, che prolunga il sorso, dopo che una carezza tannica ha asciugato il palato. Molto piacevole.

San Quirico 2021
Pompelmo, tocchi mentolati, melissa. Sorso schietto, fatto di acidità e per il momento di qualche asprezza, ma la struttura fa promesse, mentre sul finale emergono sensazioni iodate. Da riassaggiare con ottimi propositi.

Signano – Poggiarelli 2021
Naso ancora flebile che lascia trasparire un velo floreale di fresia. Al palato invece rivela sale e un sorso profondo, intenso, dotato di freschezza tagliente. Gioca di potenze, per arrivare a un finale pulito, dai ricordi di lime e calcare.

Tenuta La Vigna – Etichetta verde 2021
Al naso note balsamiche, tocchi di gelsomino, accenni gessosi. Buona materia, fresco, teso, diffonde sale, ricordi agrumati e di mandorla. Chiude calcareo e asciutto.

Tenuta Le Calcinaie 2021
Al naso limone e timo. Un bel sorso schietto, acidità che resta al centro del palato, sale ai lati della lingua. Nessun tono amarognolo né asprigno e un finale salmastro. Buono, anche se è ancora presto.

Teruzzi – Isola Bianca 2021
Fresia, sambuco, gardenia, accenni più dolci di acacia e susina goccia d’oro. Al palato volume che riempie, sale e una sensazione quasi pepata, piacevole. Allungo calcareo e di lime.

Fattoria di Fugnano – Donna Gina 2020
Naso salmastro, che apre sui fiori di cappero per poi regalare note di frutta secca e pepe bianco. Un sorso imponente, fatto di tensione acida e di una sapidità diffusa e intensa, carnoso e dalla chiusura asciutta e agrumata.

Montenidoli – Tradizionale 2020
Naso che apre sui fiori, gardenia e fresia, poi dragon fruit, zenzero, cardamomo e pepe. Il palato è aggraziato, lineare, teso, dai ritorni di frutto e di fiori. Resta compatto, calibrando la sapidità in un gioco di equilibri con le altre componenti. Sul finale un aggrazziato tocco tannico. Classe.

Montenidoli – Fiore 2020
Gardenia, mughetto, ginestra, tocchi iodati. Un palato austero e snello, con un’acidità un po’ più asprigna, che chiede tempo così come il tannino. Fa venir voglia di tornare ad assaggiarlo.

Terre di Sovernaja – Viti Sparse 2020
Floreale di fresia e sambuco, poi melissa, timo lemonino, freschezza mentolata. Sorso elegante, compatto, diffonde pian piano una sapidità intensa, che parte dai lati della lingua assieme a sensazioni citrine piacevoli. Poi sfuma in una carezza tannica finale.

Fattoria San Donato – Angelica 2019
Naso orientato su sensazioni floreali di gardenia, garofano e fresia, poi pepe bianco e cipresso. Un sorso morbido e salato, intenso, che chiude con toni di scorza di limone e un velo tannico, lasciando sensazioni balsamiche.

Montenidoli – Carato 2019
Fiori, fresia e gardenia, poi toni salmastri, mentastro, macchia mediterranea. In bocca un profilo austero. Sorso lineare, che entra vellutato e poi si dilata restando teso, senza sbilanciarsi verso le morbidezze. Diffonde sale ai lati del palato e poi chiude in una sensazione lunga e officinale al centro del palato. Come quei tuffatori che fanno una piroetta nell’aria ed entrano in acqua senza uno sbaffo. Immenso.


Vernaccia di San Gimignano Riserva, l’annata 2020 e le precedenti

Per i Riserva l’annata che debutta è la 2020, che conferma polposità, struttura e acidità, anche se nel caso di questa tipologia le differenze stilistiche e le scelte in cantina marcano distanze sostanziali, dando l’impressione di un approccio di lavorazione molto più soggettivo da parte dei produttori.

Collemucioli 2020
Naso introverso, che ancora si fa desiderare, tra fiori e balsamicità. Bel sorso, vellutato ma non grasso, lineare, voluminoso. Entra, resta compatto, diffondendo sale, poi chiude austero su toni di artemisia e mandorla amara, scaldando il palato.

Il Palagione – Ori 2020
Naso invitante e fresco, fatto di toni floreali, mela fuji, erbe officinali. Sorso morbido, di acidità asprigna e di sale, struttura e prospettiva. Chiude sulle erbe, citronella e melissa.

Cesani – Sanice 2019
Vaniglia e pepe bianco, accenni mentolati, anice. Al palato si rivela snello, dinamico, si porta dietro il pepe bianco avvertito all’olfatto e tanta salinità.

Fornacella 2019
Naso di dolcezze, mentolato, vaniglia, pepe bianco e frutto polposo e maturo. Sorso morbido e di potenza, poi si apre sul sale e sfuma in una chiusura botanica.

Il Colombaio di Santa Chiara – L’Albereta 2019
Naso di calcare, pepe bianco, uva spina e scorza di limone. Sorso snello, agile, dotato di grande intensità sapida. Finale salmastro e lunghissimo. Buono.

Mormoraia – Antalis 2018
Il bouquet parla di fiori, resina di pino, ribes bianco. Al palato struttura e un profilo tattile vellutato, con accenni boisé piacevoli e una chiusura che ritorna sulle balsamicità.

Panizzi 2018
Naso austero, tra fresia, tocchi di cedro candito e di vaniglia, poi iodio. Sorso lineare e compatto, che gioca tra tensione acida, intensità sapida e lieve sensazione tattile del tannino. Sul finale richiami di scorza di agrume, mandorla e ricordi salmastri.

Casa Lucii – Mareterra 2017
Bouquet di gran classe, tra tiglio, calicantus, cedro candito, tocchi di zafferano e zenzero. Sorso aristocratico e ben calibrato, teso ma con garbo, che poi diffonde sale, si amplia e si richiude lasciando minerali e ricordi amaricanti di erbe officinali.

 

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