
Il bilancio 2021 che verrà presentato ai soci a fine aprile vede ricavi a 66,4 milioni (+28,4% sul 2020 e +2,3% sul 2019), Ebitda e utile oltre il 2019. Boscaini: “reattività e forza del brand”.
“Il conto economico del 2021 registra il ritorno della performance numerica al pre-Covid, nonostante diversi mesi in cui l’horeca è stata assoggettata a misure restrittive e nonostante la persistente rarefazione dei viaggi internazionali, che continua a penalizzarci nel canale Duty Free, nell’hotellerie di lusso e nelle metropoli. Questi incoraggianti risultati derivano sia dalla forza del brand, che dall’utilizzo coordinato di tutti i canali distributivi e dalla segmentazione di gamma”. Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, introduce così alla chiusura del bilancio consolidato 2021 del gruppo quotato all’Euronext Growth Milan, che verrà proposto all’assemblea degli azionisti a fine aprile.
Un buon punto di ri-partenza per il 2022, l’anno della duecentocinquantesima vendemmia della famiglia Boscaini al Vaio dei Masi.
In effetti, i numeri volgono al sereno. La pandemia e le connesse misure di contenimento del contagio hanno ovviamente impattato sul business nel 2021, ma in questo scenario i ricavi consolidati registrano una significativa crescita rispetto all’esercizio precedente - complessivamente +28% - risultando superiori anche al 2019 per il 2,3% circa. L’ultimo trimestre 2021, in particolare, ha registrato ricavi in incremento del 30% e dell’8% sull’ultimo trimestre rispettivamente del 2020 e del 2019, qualificandosi come il miglior quarto trimestre dalla quotazione, avvenuta nel 2015.

NUMERI DA RIPARTENZA
I ricavi netti consolidati nel 2021 hanno raggiunto quota 66,4 milioni di euro (51,7 mln di euro nel 2020, +28,4%) e il margine industriale lordo aumenta da 33,15 milioni a 41,68 milioni, con una riduzione percentuale da 64,1% a 62,8% ascrivibile essenzialmente al diverso mix-prodotto.
L’Ebitda consolidato si attesta a quasi 13 milioni di euro (margin 19,5%), contro i 5,4 milioni dell’esercizio 2020 (margin 10,6%) e contro i poco più di 11 milioni del 2019 (margin 17,2%).
L’Ebit passa da 1,34 a 8,65 milioni, dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni per 4,28 milioni, questi ultimi in leggero incremento rispetto al 2020
L’utile netto consolidato aumenta quindi da meno di 800mila a 5,39 milioni di euro.
L’indebitamento finanziario netto consolidato al 31 dicembre 2021 ammonta a 2,7 milioni di euro, contro i 6,44 milioni al 31 dicembre 2020.
ITALIA A QUOTA 26%
Analizzando il trend dei ricavi a livello geografico, si nota il rilevante incremento dell’Italia, che cresce del 51% registrando una quota di oltre il 26% sul totale, una percentuale mai raggiunta dalla quotazione in Borsa a oggi. “Riteniamo che questa espansione del mercato domestico rappresenti un fattore strategico estremamente positivo – rilevano da Masi - in quanto in Italia il gruppo distribuisce i propri marchi in modo diretto, senza anelli intermedi della catena del valore (importatori o distributori), pertanto rappresenta anche il ‘mercato-laboratorio’ per antonomasia, l’ambiente in cui è stato possibile implementare in modo molto più incisivo che altrove la strategia distributiva e in cui indubbiamente l’approccio omnichannel adottato negli anni recenti si è scaricato a terra con maggiore efficacia. Ciò significa che, coordinandosi con gli importatori per adattare la strategia agli altri mercati, sarà possibile attivare percorsi di sviluppo anche all’estero”.

TORNANO I TOP WINES
Alla fine del 2021 si conferma la tendenza di crescita del mix già riscontrata nei reporting trimestrali, con i Top Wines che hanno invertito il dato del 2020, quando si è registrato l’aumento del peso dei Classic Wines per effetto della riduzione della distribuzione ontrade e del conseguente aumento dell’incidenza del consumo casalingo, che normalmente si riferisce a prodotti di prezzo più accessibile.
Esaminando l’aspetto della stagionalità occorre ricordare che negli ultimi esercizi la maggioranza dei ricavi è stata realizzata nel secondo semestre. Il 2021 lo conferma, con il 56% circa dei ricavi da luglio a dicembre.

FORECAST POSITIVO PER IL 2022 (NONOSTANTE LA GUERRA)
“La pandemia da Covid-19 impatta anche nel 2022 su tutte le attività economiche e sociali – evidenzia la relazione di bilancio di Masi - rendendo ancora estremamente difficile l’attività previsionale. A questa si è aggiunta la guerra tra Russia e Ucraina, con i relativi effetti sui mercati finanziari e l’accentuazione degli eccezionali incrementi dei prezzi dell’energia e delle materie prime”.
Per quanto riguarda specificamente la Russia, è presto per immaginare le concrete conseguenze in termini commerciali per la società. “Da tre anni abbiamo attivato un progetto distributivo molto strutturato con il nuovo importatore Beluga Group – rimarca l’azienda - e il mercato russo stava segnando un buon trend anteguerra, ma evidentemente il contesto economico e sociale si sta rendendo vieppiù complicato, oltre che per le tensioni collegate in modo diretto all’evento bellico anche a causa di un rublo estremamente penalizzato e quindi di una prevedibile minore propensione ai consumi. L’Ucraina è chiaramente più colpita: va detto però che per il gruppo è sempre stato un mercato più di posizionamento che di volumi”.
INCERTEZZA E AUMENTO DEI LISTINI
In termini di situazione generale dei mercati, Masi conferma una “persistente ed elevata imprevedibilità”, ma sottolinea la buona prova di reattività nell’adattare la propria strategia di lungo periodo alle incertezze del breve. “In questa delicata fase – si annuncia dunque nella comunicazione - il gruppo presidierà attentamente le proprie direttrici strategiche: business model verticale ‘dalla vigna alla bottiglia’; rappresentatività del macroterroir delle Venezie; posizionamento premium”.
Guardando all’apertura del 2022, sia Masi che Canevel hanno conseguito ordinativi superiori agli ultimi anni, grazie alla “propensione dei mercati, soprattutto quelli oltreoceano, ad anticipare gli ordini di acquisto per premunirsi da eventuali aumenti di prezzo e per fronteggiare le accentuate difficoltà dei trasporti internazionali”.
Aumenti che non hanno potuto non manifestarsi. “Nel generale clima di incertezza che riguarda tanti settori merceologici – conclude la relazione - stiamo riscontrando significativi incrementi, attuali o prospettici, del costo delle materie prime, tra cui anche di alcune uve o vini di denominazioni di nostro riferimento, nonché dei costi operativi in generale. Per reagire a questi fenomeni la società ha aumentato il proprio posizionamento-prezzo e conseguentemente i propri listini di vendita, ma è possibile che nel breve termine il gap non venga pienamente colmato. L’incertezza e l’aumento del costo della vita in generale potrebbero inoltre causare una minore propensione alla spesa da parte dei consumatori”.
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