
A pagare le conseguenze del conflitto sarebbero soprattutto Prosecco, Lambrusco e Asti spumante.
La guerra in corso sul fronte ucraino porta con sé anche ingenti danni economici al vino italiano che ha sempre avuto nella Russia uno dei suoi mercati di riferimento, capace lo scorso anno di importare vino per circa 375 milioni di euro (+11% rispetto al 2020). “Ci troviamo costretti a dover rinunciare a una piazza strategica per l’Italia, che è il primo Paese fornitore di vino in Russia - Paolo Castelletti, segretario generale di Uiv - proprio in una fase di forte risalita degli ordini. In attesa fare luce sulle ipotesi di fermo delle esportazioni, consigliamo alle imprese italiane di vino di effettuare consegne verso la Russia solo dopo aver conseguito adeguate garanzie sui pagamenti”.
Con riferimento alla Russia l’Italia rappresenta il primo Paese fornitore, con una quota di mercato di circa il 30% davanti a Francia e Spagna e ha registrato nel 2021 un boom della domanda di spumanti (25%) e un incremento del 2% per i fermi imbottigliati. Tra le denominazioni più richieste da Mosca, il Prosecco, il Lambrusco e l’Asti spumante, oltre ai vini Dop toscani, siciliani, piemontesi e veneti. Anche l’Ucraina, dove l’Italia è leader di mercato, nei primi 9 mesi 2021 ha registrato un import di vino italiano a +20% per i vini fermi e frizzanti in bottiglia, e +78% per gli spumanti.
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