
The Wine Net chiede a grande distribuzione e consumatori di farsi carico di parte degli accresciuti costi di approvvigionamento delle materie prime.
L’ondata di rincari che pesa sul settore vitivinicolo è stata al centro della prima indagine realizzata dall’osservatorio nato in seno a The Wine Net, network composto da 7 cooperative vitivinicole italiane. Dato un rincaro medio stimato nell’ordine di dieci punti percentuali dei listini aziendali, preoccupa l’atteggiamento della gdo, specialmente italiana, che sembra intenzionata a mantenere invariati i prezzi finali, scaricando così le perdite solo sulle cantine. “La soluzione corretta – sostiene The Wine Net - dovrebbe essere la trasparenza verso il cliente finale, all’insegna di una economia etica che ripartisca i disagi su tutti gli attori, non solo su una categoria, consapevoli che solo stando assieme si può vincere”.
A fronte di un canale Horeca che ha compreso la situazione economica e nel quale si ipotizza un aumento dei prezzi ricompreso tra l’8% e il 12% a partire dalla prossima primavera, non mancano insegne di gdo già impegnate a rassicurare il consumatore sull’assenza di aumenti. Nel caso le stesse insegne volessero mantenere inalterati i margini ecco che l’intero impatto economico del caro materie prime finirebbe per ricadere esclusivamente sui produttori.
Peraltro l’auspicato aumento dei prezzi in gdo rischia di rendere meno appetibili alcune denominazioni che hanno in questo canale il loro sbocco principale. È il caso, ad esempio, del Valpolicella base o del Montepulciano d’Abruzzo, posizionate da sotto i 3 euro ai 7, di cui la stessa The Wine Net dubita che i rispettivi consumatori siano disposti a pagare un euro aggiuntivo nel prezzo finale. Se ciò accadesse, ci sarebbe il rischio che alcune tipologie di vino divengano più convenienti da vendere come “sfuso” anziché imbottigliato. Un danno giudicato enorme, visti gli sforzi fatti per promuovere la vendita di imbottigliato con propria etichetta per dare maggiore valore.
All’estero invece la situazione si prospetta meno critica per le cantine grazie al comportamento degli importatori che, in gran parte, hanno accettato di ripartire in modo equo un rincaro previsto del 15 – 18%, con un 8% sostenuto dalla cantina con il mancato guadagno, un 5% di aumento dei listini e un 5% di assorbimento da parte dell’importatore.
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