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Vino, appello della filiera a europarlamentari su Cancer plan

di redazione | 11 Febbraio 2022

Alleanza Coop, Assoenologi, Confagricoltura, CIA, Copagri, Federvini, Federdoc, UIV: “demonizzazione antiscientifica, sostenere proposte emendative”. Anche Federazione SVOS si mobilita.

“Crediamo che sia antiscientifico e dannoso continuare a demonizzare le bevande alcoliche, in particolare i vini, considerandole come fattori di rischio per il cancro in sé e per sé, dato che la discriminante è legata all’abuso, non al consumo moderato, come dimostrano gli studi scientifici. Pertanto, chiediamo di sostenere gli emendamenti volti ad affermare che sia il consumo dannoso e/o abuso di alcol ad essere un fattore di rischio e non il consumo in generale, nonché quelle proposte volte all’introduzione in etichetta non di indicazioni allarmanti (health warnings) bensì specifiche sul consumo moderato e responsabile. Infine, sarebbe opportuno accogliere l’emendamento che indirizza gli obblighi sulla sponsorizzazione sportiva specificatamente ai minori, evitando un divieto tout court”.

È quanto si legge nella lettera relativa al voto sul Piano anticancro inviata agli eurodeputati del Parlamento europeo dalle principali organizzazioni della filiera vitivinicola italiana - Alleanza Cooperative Italiane agroalimentare, Assoenologi, Confagricoltura, Confederazione Italiana Agricoltori, Copagri, Federvini, Federdoc e Unione Italiana Vini. L’Italia del vino concentra quindi tutto il suo appoggio agli emendamenti presentati in vista del voto, il 15 febbraio in sessione plenaria, sul Cancer plan che l’Unione adotterà per arginare la malattia.

Nel report, redatto da una Commissione di europarlamentari (Beca), il vino, come altri prodotti agricoli, è protagonista in negativo: “non esiste una quantità sicura di consumo di alcol”, si legge nel rapporto basato su un controverso studio Lancet di 4 anni fa. In caso di approvazione del rapporto senza gli emendamenti, per il vino si prospetta un futuro di forte ridimensionamento. Tra le proposte contenute nel testo, vi sono infatti l’istituzione di etichette con alert sanitari, le limitazioni sulla pubblicità, il divieto di sponsorizzazione di eventi sportivi, l’aumento della tassazione, la revisione della politica di promozione.

L’Osservatorio Unione Italiana Vini rileva una crescita della febbre da spumante in Italia, che oggi coinvolge un crescente numero di territori.

UIV: SENZA EMENDAMENTI, TSUNAMI SUL COMPARTO
“Senza la fondamentale distinzione tra consumo e abuso, tra diversi contesti e modelli di consumo – rimarca il vicepresidente Unione italiana vini e presidente dell’Associazione europea Wine in moderation Sandro Sartor – lo scenario che si delineerebbe per il settore sarebbe disastroso sul piano socio-economico”.

Secondo Uiv, senza gli emendamenti al testo il vino subirebbe nel medio-lungo termine un effetto tsunami solo in parte calcolabile. La contrazione dei consumi stimata è attorno al 25/30% ma ancora maggiore sarebbe quella del fatturato del settore, che calerebbe del 35% per un equivalente di quasi 5 miliardi di euro l’anno. Senza considerare i danni agli asset investiti che si svaluteranno di pari passo e i danni all’indotto. Ma il gioco a perdere si rifletterà molto anche sui consumatori, costretti a pagare di più a fronte di una minore qualità.

La riduzione dei contributi porterà infatti all’aumento dei costi di produzione; al contempo però si assisterà a un appiattimento della qualità, a una riduzione del valore medio del vino alla cantina ma paradossalmente a un aumento allo scaffale, a causa delle maggiori accise. Inoltre, la difficoltà a lavorare sui brand, anche a causa dei veti alla promozione, porterà progressivamente a un proliferare di etichette prive di marchi: private label che deprimeranno la diversificazione dell’offerta data in particolare dai piccoli produttori artigianali con minori economie di scala, ma anche dalle imprese medie che fondano su qualità e politiche di branding l’attuale fortuna del vino tricolore.

Complessivamente si stima una contrazione del margine lordo alla produzione del 50%, con migliaia di aziende agricole che scompariranno. Uno scenario, secondo Uiv, che si farà grigio anche in chiave turistica nelle campagne italiane (con l’enoturismo che da solo vale 2,5 miliardi l’anno).

Senza contare lo svilimento del vino, oggi simbolo dello stile di vita italiano e ingrediente irrinunciabile nella dieta mediterranea.

Confermato l’aumento del 15% della produzione oleicola. A livello globale il calo della produzione comunitaria è bilanciato dagli incrementi produttivi dei paesi extra-Ue.

NON SOLO VINO, NUTRISCORE MINACCIA ANCHE L’OLIO
La Federazione Nazionale delle Strade del Vino, dell'Olio e dei Sapori prende posizione sulla controversa vicenda che vede alcuni prodotti simbolo del made in Italy, come il vino e l’olio e.v.o., sotto attacco da molteplici fronti, “Nutriscore” e “Cancer plan” su tutti; e lo fa sottoscrivendo una vera e propria lettera aperta insieme alle altre associazioni nazionali firmatarie del Patto di Spello – Federazione SVOS, Città del Vino, Città dell'Olio, Movimento Turismo del Vino, Movimento Turismo dell’Olio e Unione Italiana Vini - che è stata inviata a tutti i Parlamentari Europei in previsione del voto in seduta plenaria sul Cancer Plan previsto per il prossimo 15 febbraio.

“Confidiamo - spiega il presidente della Federazione SVOS Paolo Morbidoni - che ci si attivi almeno per approvare emendamenti specifici che puntino a distinguere nettamente tra uso e abuso di alcol, evitando che il vino resti intrappolato in questa fantomatica lista nera equiparato a sigarette e superalcolici e che venga poi penalizzato nelle attività di promozione e di investimento. È del tutto evidente come tale rischio possa ripercuotersi pesantemente non solo su tutta la filiera produttiva, ma anche sulle attività connesse come il turismo e sulla salvaguardia della vitalità dei territori rurali, che è già in parte compromessa. È contraddittorio prevedere misure per ridare centralità ai territori rurali e marginali e poi avallare azioni volte a colpire colture come il vino e l’olio che sono spesso le uniche produzioni possibili ed economicamente sostenibili in tali aree”.

La stessa cosa è accaduta nei mesi scorsi con il nutriscore per l’olio. Il sistema di etichettatura a semaforo ha di fatto declassato l’olio di oliva ad un prodotto che presenta rischi per la salute andando in contrasto con le determinazioni della stessa Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) che invece, ha riconosciuto le proprietà salutistiche dell’olio e.v.o. contro le malattie cardiovascolari e lo stress ossidativo e come fonte di vitamina D, dando la possibilità di inserire tali benefici in etichetta.

 

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