
Secondo l’OVSE prosecco, Franciacorta e Altalanga spingono al rialzo i principali indicatori del consumo di bollicine tricolori.
“Oltre i numeri, i consumi di vino e spumanti nel 2021 pongono due domande: come mantenere il trend positivo all’estero e come sostenere il consumo interno” questo l’interrogativo espresso da Giampietro Comolli, presidente Ovse-Osservatorio Economico Vini e Spumanti, in occasione del consueto report annuale concentrato sui dati reali di vendita. “Il consumo – continua Comolli - è diventato più piacere e soddisfazione e, quindi, occorre molta più attenzione al contesto e contenuto, che al solo sviluppo commerciale”. Assodato che e-commerce e consumi domestici saranno fondamentali, la differenza, la farà il lifetelling del vino e le tematiche di territorio, verso cui sempre maggiore è l’interesse. A esso il compito di contrastare i crescenti ‘spasmi salutistici’ che ostacolano il consumo di bevande alcoliche nonché la capacità, assieme ai servizi connessi alla vendita, di influenzare la spesa individuale e collettiva.
Spinti dalla riapertura dell’horeca nazionale e dalla coda lunga del e-commerce, il consumo di spumante è tornato a crescere del 5%, dato che sale al 12% allorché riferito a quelli italiani. Nel 2021 in Italia sono state stappate 205/208 milioni di bottiglie di origine nazionale, cui si aggiungono 6 milioni di bottiglie estere. La spesa effettiva è stata di circa 1,430 miliardi di euro, per il 61% originati dal consumo domestico, con un prezzo medio a bottiglia di 6,8 euro. Molto bene le tre denominazioni Prosecco, la Franciacorta e l’Alta Langa, mentre sono stabili TrentoDoc e Alto Adige. La tendenza è stata quella di preferire i marchi più rinomati, le tipologie millesimate e tendenti al secco.
All’estero, al netto di problematiche legate al cambio valuta, alla burocrazia e a eventuali situazioni di crisi, i consumi di vini e spumanti italiani sono in crescita del 12% rispetto al 2020 e del 4% rispetto al 2019. La produzione lorda vendibile ha superato i 6,9 miliardi di euro evitando, almeno per il momento, i contraccolpi della spinta salutistica. Cresciute, con percentuali che variano tra i 40 e i 15 punti percentuali, le esportazioni nei principali mercati del vino italiano, quali Usa, Germania, Canada, Regno Unito, Francia e Svizzera. Nel complesso sono oltre 620 milioni le bottiglie consumate nel 2021 all’estero, di cui 130 negli USA e più di 100 in UK. In Francia le bollicine italiane superano le i 21 milioni di bottiglie, mentre in Cina siamo a quasi 9 milioni di bottiglie. Dal canto suo la Russia ha conosciuto nella seconda metà dell’anno un grande slancio, registrando un +19% in volumi consumati.
“L’elemento più interessante – conclude Comolli - è il fatto che il controvalore dei vini italiani in tutti i principali paesi importatori cresce, percentualmente, più dei volumi, e questo riduce il gap storico di prezzo fra vini italiani e stranieri, a iniziare proprio dai vini spumanti. Ciò è segnale di maggiore considerazione del binomio valore-identità nazionale. È cresciuto di più il valore unitario di una bottiglia tricolore rispetto a quelle di Francia, Spagna, Australia, mentre è ancora basso il valore all’origine della produzione e alla dogana”.
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