
L’italo-americano Enrico de Alessandrini guida il vitigno bianco simbolo del Piemonte orientale in un viaggio alla scoperta dei suoi tratti più nascosti.
Stazione di Capriata d’Orba, Piemonte. Qui prende forma Sassaia, l’ultima tappa di un viaggio che ha portato la famiglia de Alessandrini di Neuenstein a muoversi dalle corti imperiali alle coste atlantiche della Virginia, salvo poi tornare verso quei terreni calpestati a inizio ‘900. Un amore mai nascosto verso questo lembo di Piemonte, che oggi assume la forma geometrica dei filari e il sapore del Timorasso, vitigno autoctono attorno al quale l’azienda sta costruendo un progetto enologico di ispirazione francese.
LA STORIA
Le radici della famiglia di Enrico de Alessandrini di Neuenstein risalgono alla Trento del XV secolo, dove i suoi antenati hanno rivestito importanti funzioni, entrando anche alla corte imperiale in qualità di medici. Agli inizi del 1900 il nonno di Enrico decise di trasferirsi a Genova, acquistando al contempo un appezzamento di terreno e una dimora a Capriata d’Orba, nelle retrostanti colline piemontesi. La vita ai piedi della Lanterna durò lo spazio di una generazione, in quanto suo padre, già medico condotto di Portofino, decise di continuare la professione negli Stati Uniti, divenendo con il tempo viceconsole italiano in Virginia.
Ed è qui che Enrico è cresciuto, impegnandosi in seguito nel settore degli investimenti in materie prime. Una vita interrotta nel 2012, quando Enrico decise di dedicarsi al mondo del vino, prima in qualità di importatore, successivamente indossando i panni del viticoltore. Una decisione che lo avrebbe portato a fondare Sassaia nelle stesse terre da cui la sua famiglia partì per emigrare negli States, con il chiaro intento di contribuire ad una loro valorizzazione nei mercati internazionali “La mia famiglia deve molto a queste terre, che oltre un secolo fa ci accolsero. Il mio auspicio è di riuscire a restituire loro quanto ci hanno dato, aiutando questo territorio a crescere anche oltreoceano” dice mentre indica la skyline circostante.
L’AZIENDA
Fin da subito fu chiaro il suo interesse verso i vitigni autoctoni della zona, cortese e timorasso su tutti, con i quali produrre vini dalla ridotta gradazione alcolica, capaci di aderire ai più attuali gusti dei consumatori mondiali “La nostra intenzione è quella di ridurre la gradazione del vino di circa un grado rispetto alla media attuale. Questo ci consentirà di valorizzare la componente organolettica, finalmente libera dall’eccessiva alcolicità che spesso affligge gli attuali vini” racconta Enrico.
Decisivo a tal proposito fu l’incontro con Pierre Naigeon, produttore in Borgogna con cui, nel 2016, iniziò una collaborazione volta a sviluppare vini capaci di legare l’espressività territoriale italiana a uno stile enologico di matrice francese “d'altronde il Piemonte è da sempre il ponte che ha unito l’Italia alla Francia” afferma de Alessandrini, la cui attenzione verso gli aspetti scientifici e tecnologici è tale da spingerlo a ritornare sui banchi di scuola, per conseguire la Wine Making Certification rilasciata dalla University of California Davis.
Non manca poi l’attenzione all’ambiente circostante, la cui salvaguardia è testimoniata dall’estensione della certificazione SQNPI ai diciotto ettari oggi coltivati, che si sommano alla presenza di un impianto fotovoltaico capace di generare circa 25kw/h. “Uva e ambiente – sostiene Enrico – sono due elementi tra loro inscindibili. Per questo una volta consolidate le best practices tipiche della certificazione SQNPI vorrei intraprendere un percorso di sostenibilità più profondo, che migliori l’intero processo produttivo”.
I terreni su cui sono situati i vigneti sono quelli classici della zona, di origine marina, alcalini, con un sottosuolo calcareo dove è presente arenaria e, in misura ridotta, gesso. Attualmente Sassaia può contare su una superficie vitata di circa 18 ettari, di cui circa due terzi a uve bianche, dove a spiccare sono Timorasso (ca 5 ha), Cortese di Gavi (6 ha), Nebbiolo (2,5 ha) e Dolcetto (2 ha). Comprendendo anche Cab Sauvignon, Syrah e Chardonnay, l’azienda presenta un potenziale produttivo di 2.400 hl di vino (circa 180.000 bottiglie), che hanno trovato spazio in una nuova cantina ai piedi di Capriata d’Orba “indispensabile per affermare quei livelli qualitativi che assieme a mia moglie e mio figlio ci siamo prefissati quando abbiamo deciso di intraprendere questo percorso nel mondo del vino”. Le origini statunitensi del proprietario influenzano anche la composizione dei mercati, con gli USA che attualmente assorbono circa il 90% della produzione e in enoteca si attestano, con le etichette di punta, tra i 50 e i 60 dollari a bottiglia.
Interessante è l’uso del GPS Enogis, avanzato monitoraggio satellitare dei vigneti che consente di verificarne vigore, sviluppo e condizioni fitosanitarie. Grazie a esso, che prende la forma plastica di una app, è possibile individuare il momento in cui ricorrono le condizioni per raccogliere uve dal grado alcolico sufficientemente basso da consentire le fermentazioni dei lieviti indigeni. Lo stesso è un valido aiuto nel determinare se la bacca sarà in grado di svolgere la sua fermentazione senza aggiunta di YAN – Yeast Assimilable Nitrogen, acronimo che racchiude l’ammoniaca e l’azoto alfa-amminico necessari per sviluppare la sintesi di proteine, membrane ed enzimi.
Nella nuova cantina di Capriata d’Orba, infine, è presente un innovativo sistema di filtrazione delle acque e un sistema con PLC di controllo di temperature e umidità della barricaia e delle zona di invecchiamento e lavorazione. Tramite lo stesso sistema è, inoltre, possibile controllare le temperature delle vasche, su cui è possibile intervenire anche in remoto tramite un’app telefonica.
PROGETTO TIMORASSO
Tra tutti i vitigni quello sul quale il duo italo-francese ha concentrato le maggiori attenzioni è senza dubbio il timorasso, che dal 2017 è stato oggetto di diverse vinificazioni, inizialmente condotte in contenitori inox. Questo interesse giunse rapidamente all'attenzione di Carlo Ricagni, direttore della sezione alessandrina della CIA, che, incuriosito, degustò i vini prodotti da Sassaia trovandoli freschi e accessibili molto prima della maggior parte degli altri Timorasso assaggiati. Tale qualità percepita lo spinse ad introdurre i due a Walter Massa, con il quale nacque ben presto l’idea di iniziare una sperimentazione che avrebbe portato il timorasso raccolto ad essere vinificato in Borgogna, nelle cantine di Pierre Naigeon, per esplorare ‘alla maniera francese’ la versatilità di cui questo vitigno è capace.
Stava di fatto prendendo forma un progetto incentrato sul principe dei Colli Tortonesi, al quale lo stesso Massa volle contribuire indicando a de Alessandrini alcuni appezzamenti nel comune di Monleale, che, una volta acquistati, furono impiantati nuovi vigneti seguendo fedelmente le tracce di quelli già esistenti. ‘Fatte’ le uve divenne necessario definire uno stile enologico, che, nel caso di Sassaia, avrebbe unito contenitori in acciaio inox a pratiche di fermentazione in barrique.
LA DEGUSTAZIONE
Tra i tanti prodotti firmati Sassaia ci siamo concentrati sul timorasso, il vitigno oggi al centro dello sviluppo aziendale. Nel rivelare uno stile in evoluzione, i tre assaggi compiuti restituiscono nel bicchiere il lavoro sperimentale in essere tra Capriata d’Orba e Gevrey-Chambertin. L’approccio a pratiche e culture enologiche alternative minuziosamente descritto da Enrico de Alessandrini, nel bicchiere si traduce in scenari organolettici in divenire, utili a definire i confini di un’uva ancora da esplorare.
‘Derthona’ 2019 - Platinum Riserva
Etichetta sotto il segno del miele, che ritroviamo nella tonalità cromatica e nelle prime sensazioni olfattive, dove non mancano richiami iodati e di sabbia marina. In bocca è mediterraneo, a tratti balsamico. Ananas, albicocca e paglia, ricomposti in un sorso strutturato ma fresco. Chiude pulito, declinando verso sensazioni vegetali.

Colli tortonesi Doc Timorasso 2019
Giallo paglierino, al naso regala linee di mandorla e paglia, riproposte in bocca assieme a sentori di caramello, miele millefiori e influenze vegetali. Il corpo è fresco, di media intensità e buona persistenza. Piacevole frutta tropicale per un vino vivace ed equilibrato al sorso. Chiusura di media intensità e grande pulizia.

Colli Tortonesi Doc Timorasso 2018
Oro pallido nel bicchiere, l’annata 2018 è contraddistinta da un naso agrumato, stemperato da note di mela e paglia. In bocca è consistente e vitale, con richiami di erba tagliata e buccia di arancia. Di bella sapidità, chiude regalando un ultima sensazione di mandorla e liquirizia.

STAY TUNED
Gli assaggi di campioni in affinamento hanno svelato la sorpresa dolcetto, che, in linea con l’idea enologica dell’azienda, punta a scaricare il prodotto dell’alcolicità per offrire sensazioni più nitide associate a maggiore bevibilità. Prodotto con uve selezionate a mano, il mosto fiore ha trascorso tre giorni a contatto con le bucce, per poi essere svinato e messo a fermentare in barrique di secondo passaggio per circa 20 giorni, a una temperatura compresa tra 20° e 25°. La tecnica enologica adottata conferisce al vino un ampio spettro organolettico di frutta rossa croccante capace già oggi di legarsi a delicate venature speziate. La ridotta tannicità lascia presagire un sorso privo della consueta scontrosità del dolcetto, che, associata a una gradazione alcolica di circa 13,5°, riusciranno a sottrarre questo vino agli stereotipi degustativi che oggi gravano su uno dei vitigni simbolo del Piemonte.
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