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Sorprese enoiche: 30 vini che lasciano il segno per VinoNews24

di redazione | 30 Dicembre 2021

Da 10 firme di VinoNews24 una selezione di 20 vini italiani e 10 europei che hanno regalato stupore in questo 2021. In attesa di nuove scoperte nel 2022.

di Daniele Becchi, Gian Omar Bison, Federica Borasio, Andrea Guolo, Giambattista Marchetto, Lucia Immacolata Migliaccio, Elena Morganti, Alessandro Ricci, Carlo Spagnolo, Eugenia Torelli 

Vi hanno già detto che il Madonna delle Grazie o il Cerretalto sono eccellenze tra le eccellenze di Montalcino? Non vi stupisce scoprire che Montevertine e Gravner fanno grandi vini? Avete già assaggiato (o comunque è nella to drink list della vita) un amarone di Quintarelli, un pinot nero di Hofstätter, un Monfortino di Conterno? Sognate un Romanée-Conti o uno Château Cheval Blanc?
Capaci tutti di dire cose scontate… Ecco, quest’anno abbiamo deciso di non suggerirvi etichette famose né vini cheap. Senza guardare al prezzo o alla provenienza, ai punteggi sulle guide o ai suggerimenti dei sommelier, 10 firme di VinoNews24 hanno scelto 20 vini italiani e 10 europei che hanno regalato stupore in questo 2021 che si conclude.
Non è una ‘top list’ né una selezione esaustiva – non sono poche le chicche enoiche rimaste fuori dall’elenco per non eccedere – ma è una piccola caccia ai tesori (nascosti) che vi lasciamo a fine anno, pronti a iniziare il 2022 raccontandovi nuove meraviglie nel segno di Bacco.

Daniele Becchi ha scelto…

Sassaia – Derthona, Colli Tortonesi Doc Timorasso 2020
Enrico De Alessandrini mette a nudo il timorasso per raccontarne l’anima più carnosa, dove miele d’acacia e caramello riportano ai caldi pomeriggi estivi della nostra infanzia. Un assaggio seduto su un’infinita spina acida, racchiusa nell’abbraccio di glicine e papaia. Sulla linea del tramonto trova spazio una convincente mineralità, che esalta i tratti vegetali di un vino il cui unico difetto è quello di finire troppo presto.

Claudio Cipressi – SetteVigne, Tintilia del Molise Doc 2015
A chi sostiene che il Molise non esiste, Claudio Cipressi risponde versando il suo tintilia, vitigno dal nome curioso ma capace, nel breve volgere di un sorso, di guidarci attraverso distese di rosmarino e orizzonti di frutta rossa. Ai sussurri del pepe nero il compito di sfumare la decisa linea sapida, nobilitando così un vino che fa del mistero il suo valore aggiunto.

El Hato y el Garabato – Sin Blanca 2017 (Spagna)
Rientrare, dopo una carriera internazionale tra la California e l’Australia, in un piccolo paesino al confine col Portogallo, da cui la gente normalmente scappa abbandonando la terra. Jose Manuel Beneitez López invece è tornato assieme alla moglie Liliana, per coltivare gli 8 ettari di vigna del nonno. Un pazzo sognatore romantico? Forse sì. Ma dopo un assaggio dei suoi vini quel romanzo ti vien voglia di raccontarlo. Sin Blanca è fatto, appunto, solo con varietà a bacca rossa, coltivate tutte assieme nelle vecchie vigne di famiglia, per l’80% Juan García poi bruñal, bastardillo e rufete. È di un rosso rubino lucente, bello come un eroe dello Sturm und Drang. Naso di ribes, melograno, artemisia e con un sorso fresco, dal tannino compatto e setoso, che non si smetterebbe più di bere.

 

Gian Omar Bison ha scelto…

Bulichella – Coldipietrerosse, Suvereto Docg 2016
Blend di uve selezionate (cabernet, merlot, petit verdot), fatte fermentare in vasche di acciaio inox a una temperatura controllata tra 24° e 28°. La macerazione dura tra i 18 e i 24 giorni, seguita dall’affinamento in barrique di rovere tra i 18 e i 24 mesi, a cui si aggiungono 12 ulteriori mesi in bottiglia. Rosso rubino limpido e consistente. Intenso, complesso e fine. Profumi di petunia e frutto evoluto: mora, ribes, mirtillo, prugna secca, carruba, confettura, amarena sotto spirito, frutta secca. Minerale, quasi gessoso. All’aroma di timo si aggiungono cannella e pepe tra le spezie. Caffè, tabacco fresco e qualche sentore animale.

Pacher Hof – Sylvaner Alto Adige Valle Isarco Dop 2020
Coltivata a Novacella, Conca di Bressanone, a un altezza di 620–700 m slm, la varietà sylvaner viene vendemmiata a mano a fine settembre e vinificata con una fermentazione lenta a temperatura controllata in acciaio. L’affinamento si protrae per circa 6 mesi sui lieviti fini in fusti d’acciaio e grandi botti di legno. Il vino è di un giallo paglierino chiaro e limpido e si apre al naso con profumi freschi, intensi e fini, che spaziano dal floreale all’erbaceo fino alla frutta, tra cui ananas e banana. In bocca si rivela intenso, equilibrato, pronto e armonico. Versatile negli abbinamenti.

Château Le Payral – Saussignac AOC 2004 (Francia)
Il Saussignac è un prestigioso vino botritizzato, prodotto da appena una quindicina di produttori sulle omonime colline. Per quello di Thierry Daulhiac di Château Le Payral, importato in Italia da Bellenda, i grappoli vengono raccolti a fine ottobre esclusivamente a mano, e gli acini vengono selezionati uno ad uno. Un blend di semillon (60%), muscadelle (25%) e sauvignon blanc (15%), affinato in barrique per un anno e poi in bottiglia per un minimo di 10 anni prima di arrivare nel calice. Un’esplosione di frutti esotici con note di albicocca passita e fiori di acacia. In bocca ti porta miele, caramello e agrumi, datteri e zafferano.

Federica Borasio ha scelto…

Enrico Serafino – Oudeis, Alta Langa Brut 2017
Dalle Langhe, terra di grandi rossi, una denominazione di nicchia che vive oggi il suo riscatto grazie alle bollicine, con espressioni che sorridono (e poco hanno da invidiare) agli champagne d’Oltralpe. Nel nostro calice l’Alta Langa brut Oudeis 2017 di Enrico Serafino, tra le prime case storiche ad aver dato vita nelle proprie cantine sotterranee a cuvée di metodo classico. Il nome Oudeis è mutuato dal greco e significa “Nessuno”, una scelta volta a incoronare il Territorio, l’Alta Langa, come padre di questo vino di cui non l’uomo ma il terroir rappresenta la vera anima. Cuvée di pinot nero (75%) e chardonnay (15%), è un vino iconico dal bel colore giallo paglierino e dalla bollicina fine e persistente. Al naso rivela un bouquet giocato su profumi mediterranei di agrumi e fiori d’arancio, alternati a fini note di crosta di pane e a sensazioni iodate. In bocca irrompe con una grande freschezza, ammansita da note di frutti a polpa bianca e da una piacevole salinità avvolta in un finale lungo ed elegante. Perfetto a tutto pasto, specialmente in abbinamento a portate a base di pesce.

Stroppolatini – Friuliano Friuli Colli Orientali Doc 2017
È sorridente mentre ti versa il vino, Marianna Stroppolatini. Assieme alla famiglia gestisce a Gagliano di Cividale del Friuli (al confine orientale della regione) una cantina con agriturismo, nata dal recupero di una casa padronale di inizio 1800 e delle sue tenute, che comprendono anche filari di friulano e merlot con oltre 160 anni di età.
L’espressione più giovane di friulano di Stroppolatini è un vino fatto di corpo, freschezza e grazia. Dal bouquet floreale e intenso, che sfuma verso l’agrume e la mandorla. In bocca accoglie con morbidezza, ma con un’acidità sferzante e un gusto che vira verso i toni amaricanti, animato da sapidità e calore. Scorre, per lasciare il palato con un finale di erbe officinali.

Rochet Bocart – Champagne Blanc de Noirs Brut
A nord della Montagne de Reims la giovane mano di Mathilde Bonnevie – terza generazione di una famiglia di produttori della Vaudemange – vinifica un pinot noir del grand cru de Verzy (protagonista assoluto di questo calice) in modo paradigmatico. Dalla fermentazione, svolta in piccole cuve di acciaio senza malolattica, nasce uno champagne millesimato non dichiarato, rimasto poco meno di tre anni sui lieviti prima di essere dosato a 3 g/l. Un calice di grande eleganza, fine e al contempo complesso, con una trama fruttata perfettamente in sintesi con note minerali e di agrumi rossi. In bocca è corrispondente e mostra una bella personalità, con freschezza e note di frutti che accompagnano fino a una chiusura intrigante e salmastra. Un incontro tra novità e tradizione su cui in Italia Alberto Massucco ha scelto di puntare e di cui siamo pronti a sentir parlare.

Andrea Guolo ha scelto…

Fongaro – Lessini Durello Doc Riserva Pas Dosé 2014 (60 mesi)
Il Durello questo sconosciuto… Eppure il metodo classico più rappresentativo del Veneto ha un potenziale incredibile e merita di essere scoperto, a partire da questo grande 2014 di Fongaro che sorprende per eleganza e complessità. Colore giallo carico, frutta matura e note di pasticceria al naso, bollicina fine e persistente, cremoso al palato. L’azienda ha fatto della qualità il suo credo e si impone tra i portabandiera di una denominazione tra le più convincenti nella corsa generale alla sperimentazione della spumantistica nazionale che parte da vitigni autoctoni, in questo caso la durella dei Monti Lessini presente in purezza.

Ermete Medici – Concerto, Lambrusco Reggiano 2020
Un vino gastronomico, fido compagno della cucina emiliana più grassa e golosa, certezza assoluta che si conferma nel tempo fino a diventare icona di un’intera regione e del suo vino più rappresentativo seppur spesso snobbato anche per colpe proprie degli emiliani, per scelte sbagliate del passato. Avvicinatevi a Concerto senza pregiudizi e constatate quanto possano convivere qualità e semplicità, godetene in quantità, immergetevi nel suo clima di festa. L’azienda copre tante fasce di prezzo, comprese quelle entry level, ma le sue etichette delle Tenute sono la miglior espressione possibile della bolla rossa, perfino quella metodo classico di Granconcerto che però, a nostro modesto parere, dà origine a un vino d’altro tipo. Il nostro Lambrusco del cuore è Concerto, perché siamo certi che questo sia il vero Lambrusco.

Dominio del Águila – Albillo Viñas Viejas 2017 (Spagna)
La Aguilera, 180 km a nord di Madrid, Ribera del Duero. Dominio del Águila è un’azienda piccolina, marito, moglie e figlio. Le vigne sono le più vecchie della zona. Coltivate ad alberello e in biodinamica, si trovano a circa 880 m di altitudine e condividono un suolo fatto di argille rosse e calcare con altre varietà a bacca nera e bianca. Quelle di albillo da cui proviene questo vino hanno più di 100 anni.
Dopo 35 mesi di riposo in barrique di rovere francese, il vino si rivela lentamente. Un calice giallo paglierino tenue, dai riflessi platino e un bouquet di uva spina, ribes bianco e agrume, tra sbuffi di gesso e calcare, erba sfalciata di fresco. Emergono in un secondo momento ginestre e miele d’acacia. Il sorso è potente, tra freschezza e intensità sapida, con una salinità che stimola ogni angolo del palato e domina incontrastata, bilanciata (quasi coraggiosamente) da una morbidezza vellutata.

Giambattista Marchetto ha scelto…

Tenute Perdarubia – Naniha, Cannonau di Sardegna Doc 2018
Ah, la Sardegna. Questa terra riesce a sorprenderti appena abbandoni la strada nota e ti permette di giocare con una cultura del vino senza tempo. Naniha è un lampo di luce rossa, limpida, che porta con sé profumi di un melograno appena aperto, ribes, bacche di rosa canina, oscillando verso speziature lievi e toni che incrociano il cuoio.
A Tenute Perdarubia, nella zona di Ogliastra, il cannonau è una filosofia di vita e il Naniha ne rappresenta il volto più giovane. Non ha pesantezze aggiunte questo cannonau, lavorato soltanto in acciaio per conservare un sorso fresco e asciutto, che con determinazione ti dice, bevimi.

Podere Le Ripi – Amore e Follia, Rosso di Montalcino Doc 2016
Che Montalcino sia terra di grandi vini è opinione universalmente condivisa, con un apprezzamento trasversale che ci trova unanimi nel rilevare la crescita della Denominazione. Tra le firme fuori dalle righe, Podere le Ripi propone interpretazioni a volte poco ortodosse non tanto per la scelta biodinamica, ma per un tratto identitario marcato. I Brunello sono un acquerello di erbe aromatiche ed evoluzione balsamica che scivola un po’ come le linee sinuose della cantina, ipogea e in forma di spirale. Il Rosso di Montalcino Amore e Follia lascia il segno con quegli svolazzi floreali a scremare i sentori ematici, con la freschezza che stempera il cuoio, con un tannino solido eppure elegante, in un gioco di equilibrismo che lascia in bocca la precisione di un sorso pulito e seducente.

Víno Vdovjak – Oak & Clay, 2017 (Slovacchia)
Assaggiare i vini di Matúš Vdovjak è un’esperienza che avvicina al divertimento che si prova seguendolo tra le sue vigne, con i calzoni corti e l’immancabile cappello di paglia. La sua verve da vignaiolo scanzonato ti stupisce come l’acetica che si sprigiona appena stappata la bottiglia, ma quando inizi a scambiare qualche battuta – con lui come col bicchiere – da dietro il sorriso emerge una densa consapevolezza. Oak & Clay nasce da un blend di furmint e lipovina, ha lo spessore ironico dei suoli vulcanici, sorso dopo sorso rivela l’acidità di una macerazione che non arrotonda né banalizza l’espressione dei vitigni. Legno e anfora modellano un vino che ha profondità e leggerezza. Non da meditazione, come qualcuno suggerisce, ma da bere con gli amici (sapendo che in ogni calice c’è uno sprazzo di sorriso e un richiamo alla bellezza dei versanti vulcanici di quel pezzo di Slovacchia).

Lucia Immacolata Migliaccio ha scelto…

Alois – Morrone, Bianco Igt 2018
Modello di riferimento per l’espressione territoriale più autentica della provincia di Caserta, Alois ripone grande attenzione sui vitigni autoctoni della Terra di Lavoro. Il Morrone, meravigliosa espressione del pallagrello bianco, nasce in un vigneto situato a 350 m slm su di un terreno argilloso-calcareo. La vinificazione avviene in acciaio e l’affinamento resta in acciaio per 2/3 della massa, mentre la restante parte in barrique esauste per 9 mesi.
Affascinante e luccicante paglierino, prorompente e complesso negli aromi, inaugura la superba sfilata aromatica con una decisa impronta minerale, ampliata da convincenti profumi di pesca gialla, erbe aromatiche e nocciole. Segue un’eco delicata di spezie, pepe bianco e cannella.
L’impetuosa freschezza sostiene un sorso ampio e appagante, preludio a un profluvio di ritorni retrolfattivi, cesellati da sapidità e calore alcolico, seguiti da suadenti accenni ammandorlati.

Cantine dell’Angelo – Miniere, Greco di Tufo Bianco Docg 2019
Il marchio indelebile dei vini di Angelo Muto è l’impronta sulfurea, che rimanda al suolo su cui i vigneti affondano le radici. Come nell’inferno dantesco, infatti, nell’aria di Tufo si respira un acre odore di zolfo.
Il Miniere è un greco in purezza, lavorato in solo acciaio. Affascinante robe oro chiaro, spicca l’idea di un frullato di pietre, accompagnato da chiare note di polvere pirica. In bocca è una saettata di agrumi, sentori balsamici, incisivi spunti di freschezza e mineralità salina, che rendono il sorso molto coinvolgente e siglato da una persistenza interminabile.

Laurent Bénard – Vibratis, Champagne extra brut 2015 (Francia)
Nel 2009 Michelle e Laurent Bénard-Louis, convinti assertori della supremazia qualitativa del proprio territorio e delle proprie uve, hanno trasformato parte della loro azienda in un baluardo della conduzione biodinamica. I loro vini sono la summa tra filosofia produttiva e potenza del sottosuolo di una piccola porzione, divisa in quattro Lieu-dit, del villaggio Mareuil-sur-Ay.
Vibratis è composto da un uvaggio di pinot noir e meunier entrambi al 40% e un 20% di chardonnay. Profumi in successione circolare interminabile: ginepro, muschio, polvere di ostrica, scoglio caldo. Gusto dalla pienezza appagante, succoso, leggiadro e dalla persistenza infinita. Un’opera d’arte, vino per intenditori in grado di farsi apprezzare anche dal neofita. Geniale, tanto da poter essere confuso, alla cieca, con un emozionante vino rosso.

Elena Morganti ha scelto…

Santa Tresa – Rina Russa, Terre Siciliane Igp 2019
Si tratta di uno dei cloni di frappato individuati in azienda, frutto del grande lavoro di selezione dei fratelli Stefano e Marina Girelli, alla guida di Santa Tresa. Nel calice il vino si presenta con un colore meraviglioso. Un rubino scarico e lucente, invitante già alla vista. Al naso spiccano le sensazioni di erbe aromatiche e macchia mediterranea, gli aromi di frutto sono delicati, una fragolina di bosco, una ciliegia visciola. Il palato gioca tra freschezza e sapidità, tannino velato e una morbidezza alcolica molto ben integrata rispetto alla gradazione (13,5%). Un senso di equilibrio ed eleganza, che sfuma dalla sensazione di calore in un finale asciutto e gessoso.

Bisci – Vigneto Fogliano, Verdicchio di Matelica Doc 2018
Vigne vecchie più di quarant’anni, affinamento in cemento, malolattica non svolta. Note da scheda tecnica? Forse, ma questi tre connotati rivelano il volto nitido di questo Matelica che ha la stoffa di un grande verdicchio. La frutta al naso non copre la mineralità, che esplode in bocca offrendo un sorso levigato e sapido. Non c’è spazio per morbidezze sdolcinate in questo vino, che si impone con una verticalità netta e precisa degna di Rachmaninoff, come una lama affilata di acidità ben temperata. E quando il calice si scalda, il calore e il frutto lasciano spazio a un sussurro di idrocarburi.
Per gli amanti dei vini bianchi giovani e profondi, una scoperta da godere fino all’ultima goccia, ma per chi sa aspettare il Vigneto Fogliano regala emozioni a distanza di 8/10 anni.

Pero Longo – Équilibre, Vin de Corse Sartène AOP 2019 (Francia – Corsica)
Se ve lo servissero alla cieca e vi chiedessero cos’è, probabilmente sarebbe più semplice elencare cosa non è, scambiandolo forse per un pinot nero, ma di quale zona? Difficile intuire che si tratta di un vino corso da varietà nielluccio, sciacarello e grenache, ma facile farsi affascinare dal colore rosso rubino limpido e dagli aromi austeri che chiamano pepe nero, prugna e melograno, bacche di ginepro, cuoio, timo e polvere. Un sorso fresco, fruttato ma non troppo, con un tannino setoso e piacevole che a tratti s’increspa e scorre via con piacevolezza. L’azienda è biodinamica e si trova tra Propriano e Bonifacio, vicino a Roccapina, con stanze e appartamenti per i visitatori. Un pensiero da fare per le vacanze slow del prossimo anno.

Alessandro Ricci ha scelto…

Ezio Cerruti – Passito Sol 2015
A Natale non può mancare un vino dolce, meglio se passito. Il Sol di Ezio Cerruti è l’outsider che spariglia le carte. In terra di Moscato d’Asti (Castiglione Tinella) un passito mai troppo dolce, che non dimentica le sue origini aromatiche, ma indaga molto altro, con una schiettezza che mira all’essenziale. Come una poesia di Pavese, o un passo di Fenoglio, fate voi.

Franco Roero – Mappale 213, Barbera d’Asti Superiore Docg
Come si fa a non essere felici con una Barbera così? Montegrosso d’Asti è un’enclave di questo vino, e questa la versione in botte grande di un piccolo cru – il Mappale 213, appunto – che rivela esattamente i caratteri della Barbera, che è frutto e tensione, forza e semplicità. E se capita l’occasione di assaggiarne una bottiglia con qualche anno alle spalle, il bicchiere risulterà amplificato, disteso e profondo.

Folias de Baco – Uivo, Vinhas Velhas Tinto 2013 (Portogallo)
È lontana da Porto la cantina di Tiago, Sampaio a Sanfins do Douro, nel Douro Superior, la più difficile delle tre sottozone lungo il grande fiume. La sua è la storia di un giovane che dopo gli studi di enologia e le esperienze all’estero, torna a coltivare i vigneti di famiglia. E il suo Uivo Vinhas Velhas Tinto (da vigne di circa 80 anni) ha un profilo sincero, a partire dallo schietto bouquet di piccoli frutti scuri e asprigni, ribes, prugna, e sensazioni vegetali. Il palato è fresco, dal tannino compatto e lievemente erbaceo, ma che si dirada con eleganza, per un sorso di grande bevibilità che mostra il volto emergente di un territorio famoso per tutt’altro genere di vino.

Carlo Spagnolo ha scelto…

Salustri – Santa Marta, Montecucco Sangiovese Docg 2019
Tra le prime colline di una Maremma pronta a dissolversi nasce un vino che fonde l’anima marina della regione ai rigidi canoni del sangiovese d’autore. Polpa e mineralità rendono il Santa Marta firmato Salustri il compagno ideale per una notte di passione o un’amicizia lunga tutta una vita. Caldo e mediterraneo, per un sorso mai uguale al precedente.

Tenuta Olim Bauda – La Villa, Barbera d’Asti 2020
Di una terra che punta a scalzare dal trono le grandi B langarole, scegliamo la lettura più semplice del vitigno pop per eccellenza del Piemonte. Manciate di sale e frutta rossa scalpitante si legano al consueto nerbo acido di un vino capace di conquistare fin dal primo sorso. Versatile e beverino, è la fede nuziale che la qualità mette al dito della quotidianità.

Maria & Sepp Muster – Gelber Muskateller von Opok 2018 (Austria)
“Opok” è il nome del terreno fatto di argille antiche, limo e sottosuolo calcareo-marnoso su cui crescono i vigneti di Maria e Sepp Muster. Siamo in Austria, nei pressi di Schloßberg, a pochi km dal confine Sloveno e qui la parola d’ordine è essenzialità. Il Gelber Muskateller lo si vinifica quando la stagione lo permette. È un vino che profuma di bergamotto e frutto tropicale, con sfumature mentolate e fresche. Acidità al palato, assieme a mineralità salata e scorrevolezza. Un gusto intenso, che riporta con sé ricordi agrumati e di menta piperita, senza appesantire la bocca, ma lasciando la voglia di un nuovo sorso.

Eugenia Torelli ha scelto…

Terenzuola – Forma Alta, Igt Costa Toscana 2017
“Questo assaggialo perché c’ho lavorato 15 anni”. Vermentino nero con un 5% di massaretta, da poche centinaia di piante prefillosseriche impiantate nel 1887 su un terreno terrazzato, tra il mare e le cave di marmo di Carrara. Due anni in cemento per il vermentino nero e tonneau per la massaretta. Il risultato è un vino rosso rubino scuro e brillante, con un bouquet che non somiglia a nient’altro e che ha il fascino delle cose inesplorate, un sentiero nel bosco da cui ancora non si è mai passati. Balsamico, tra il ginepro e il cardamomo, ematico e dalle sfumature di ribes nero e piccoli frutti asprigni. Il sorso è di quelli che restano impressi. Fresco, sapido e scorrevole. Un gusto dai ricordi scuri di mirto e di cuoio, accompagnato da una carezza tannica aggraziata, che chiude come fosse il gesto di un direttore d’orchestra. Per chi non riuscisse ad accaparrarsi una delle 900 bottiglie, il consiglio è di provare gli altri vini, bianchi e rossi, a partire dal più giovane Vermentino Nero 2020.

Torraccia del Piantavigna – Ghemme Docg 2015
Si parte dal nebbiolo, con un 10% di vespolina, e da una resa di 55-65 quintali per ettaro, un grappolo a tralcio. Invecchiamento in botti grandi di rovere francese. Nel calice il Ghemme di Torraccia del Piantavigna ci arriva con un colore splendido, una gemma di rubino liquida. Aromi intensi, che parlano di frutto rosso maturo e acidulo, sfumature ferrose, ma anche floreali, tra la viola e il glicine. Il palato è freschezza tagliente, sapidità diffusa, tannino satinato, scorrevolezza e un’intensità di gusto che permane a lungo, aprendosi sul finale come una foglia di tè nero in infusione. Da provare pure Il Ghemme Riserva e la selezione Vigna Pellizzane, ma anche (per gli amanti del genere), il Gattinara.

Karseras – Theodora, Commandaria 2016 (Cipro)
Un vino dolce? Non proprio. Commandaria è il vino da dessert della tradizione cipriota ed è l’unica tipologia di vino prodotta da Karseras. Le varietà di uve sono quelle tipiche della zona, mavro e xinisteri, coltivate a piede franco. Il Theodora Gold viene imbottigliato solo nelle migliori annate e all’assaggio non è detto che venga voglia di abbinarlo a un dolce. Il colore è un ambrato opaco con un bouquet dal profilo ossidativo (come piace agli isolani dell’Egeo per il fine pasto). Aromi che chiamano nespola, miele di coriandolo, frutta secca e uva passa sotto spirito. Ricordi di Vinsanto. Il sorso si apre con calore, dolcezza e una morbidezza sinuosa, che lascia spazio a toni aciduli e note amaricanti. Sensazioni che accompagnano verso un finale speziato e pulito con ricordi di mela renetta, e richiami a certi toni dei vermouth più austeri. E non è la dolcezza che resta al palato, ma la voglia di assaggiare di nuovo per meditarci su.

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