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Tua Rita compra gli asset di Poggio Argentiera e lancia il progetto accoglienza

di Andrea Guolo | 11 Dicembre 2021

La famiglia Bisti-Frascolla ha completato l'operazione di acquisizione dell'azienda situata in Maremma, già in suo possesso dal 2015. In arrivo investimenti destinati all'enoturismo.

Nel mese di novembre, Tua Rita ha acquisito dal tribunale tutti gli asset di Poggio Argentiera. Per l’azienda vitivinicola di Suvereto (Livorno), famosa per etichette pluripremiate come Redigaffi (Merlot in purezza, primo vino italiano a cui Robert Parker attribuì 100 punti), l’acquisizione definitiva della proprietà in Maremma rappresenta il passaggio fondamentale per avviare un piano di investimento a 360 gradi che parte dalla vigna per arrivare alla cantina e a un nuovo modo di fare accoglienza al Poggio, dove opera dal 2015 a seguito di un contratto d’affitto ventennale che aveva segnato il passaggio di testimone dall’allora proprietario Giampaolo Paglia alla famiglia Bisti-Frascolla.

La proprietà di Tua Rita – oggi rappresentata da Simena Bisti (figlia dei fondatori Virgilio e Rita) e dal marito Stefano Frascolla – ha affidato la conduzione di Poggio Argentiera al figlio Giovanni Frascolla. “Il marchio già era nostro, però gli asset sono importanti, perché ora possiamo affrontare con altro spirito tutti gli investimenti necessari per valorizzare le potenzialità di Poggio Argentiera” dichiara in una intervista a italianwinetour.info Stefano Frascolla.

Frascolla, cosa farete ora a Poggio Argentiera?

Il primo passaggio, già avviato, riguarda la messa a dimora di nuovi vigneti, partendo da una comprensione più profonda del terroir maremmano. Poi ci dedicheremo alla cantina, in particolare alla parte di invecchiamento: vogliamo ottenere vini più soffici e leggeri, di conseguenza prevediamo un graduale passaggio da barrique a tonneau. Infine, una parte più consistente di risorse verrà destinata al progetto accoglienza, che oggi prevede soltanto i tasting effettuati in parte da mio figlio e in parte da un’altra persona presente in azienda, ma senza risorse umane appositamente dedicate. Pensiamo che impreziosire l’offerta di accoglienza determinerà anche un salto di qualità nella comunicazione dei vini prodotti da Poggio Argentiera.

Com’è cambiata negli anni la vostra visione dell’azienda in Maremma?

Eravamo partiti con l’idea di portare in Maremma lo stile di Tua Rita, puntando prevalentemente sul Morellino di Scansano. Poi però abbiamo compreso le potenzialità del territorio sui vini di fascia alta e ci siamo dedicati soprattutto ai monovitigni: sangiovese per il Capatosta, cabernet franc per il Poggioraso e syrah per Podereadua. In prospettiva vorremmo potenziare la produzione di vini bianchi, partendo dal vermentino, assecondando la forte richiesta del mercato.

Che tipo di accoglienza offrirete a Poggio Argentiera?

Qualcosa di simile a quanto già avviato da Tua Rita: pacchetti che vanno dalla semplice degustazione fino all’offerta di un’esperienza più completa con tanto di escursione in vigna. E penso che il risultato in Maremma sarà superiore alle attese, perché il territorio è bellissimo e l’azienda si trova in posizione strategica, lungo l’Aurelia e a pochi chilometri da Marina di Alberese.

Prevedete anche la realizzazione di camere o di un ristorante?

È ancora troppo presto per parlarne. Semmai potrebbe essere, in futuro, una strada da percorrere con Tua Rita, perché a Suvereto ci sarebbe molto da fare in ambito accoglienza e dobbiamo essere consapevoli del fatto che l’enoturista è molto esigente, proprio perché si tratta di un turista abituato a viaggiare e a visitare luoghi molto belli e caratterizzati da alti standard di servizio. Se sul mare trova già quel che si aspetta, nell’entroterra manca ancora qualcosa.

Lo farete voi quel “qualcosa”?

Ci stiamo pensando… ma procediamo un passo per volta. Ora le priorità per Tua Rita sono innanzitutto legate alla necessità di ampliamento della cantina, pensata per una produzione di 200-250mila bottiglie l’anno, mentre noi stiamo viaggiando a circa il doppio delle quantità. La logica richiederebbe investimenti destinati alla differenziazione, all’interno dei quali l’accoglienza sarebbe una scelta ideale, ma per ora preferiamo concentrarci sulla produzione.

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