
Pratiche agronomiche innovative, rispetto per la biodiversità e collaborazioni con istituti di ricerca sono gli asset fondamentali della Denominazione ai piedi dell’Amiata.
Una recente indagine tra le aziende consorziate ha rivelato come la produzione biologica nella zona del Montecucco sia pari all’85%, cui si aggiunge un ulteriore 2% proveniente da vigneti in fase di conversione, a testimonianza della vocazione green di uno dei territori emergenti del vino toscano. Una percentuale altissima, che conferma peraltro i dati ARTEA dello scorso anno, dove la denominazione amiatina si posizionava sul podio delle Docg toscane più virtuose in fatto di sostenibilità, con ben l’82% di sangiovese certificato sul totale.
“Il lavoro pulito in vigna e in cantina è proprio nel DNA di questo territorio - dice il presidente del Consorzio Giovan Battista Basile - I risultati di questa indagine, che ci ha impegnato molto negli ultimi mesi, ci porta non solo ad avere un riconoscimento di territorio ecosostenibile, ma ci incentiva a fare sempre meglio, considerato anche il numero di aziende attualmente in conversione: l’obiettivo è avere il 100% di produzione biologica. Il nostro territorio è naturalmente vocato alla sostenibilità, e siamo certi di poter ottenere risultati ancora migliori di questi”.
Ed è per continuare sulla strada dell’ecosostenibilità ambientale che le aziende del territorio stanno promuovendo progetti di ricerca con importanti Istituti e Centri Universitari a livello nazionale. Tra di essi ricordiamo il programma Organic Wine, realizzato in collaborazione con l’Università di Firenze, che ha come obiettivo principale il miglioramento delle pratiche colturali attraverso l’implementazione di soluzioni tecnologiche secondo i criteri dell’agricoltura di precisione per una minore dispersione nell’ambiente, o ancora quello ‘BIOPASS - BIOdiversità Paesaggio Ambiente Suolo Società’ realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università di Milano e la Fondazione Edmund Mach di S. Michele all’Adige, volto ad analizzare la biodiversità e la vitalità del suolo e delle sostanze organiche in esso contenute.
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