
Forte la richiesta di maggiori controlli sui prodotti stranieri, per i quali è necessario il rispetto degli elevati standard qualitativi tipici del nostro paese.
La percentuale di prodotti agroalimentari extracomunitari che presentano residui chimici irregolari è del 5,6%, a fronte di una media Ue dell’1,3% e di un dato nazionale pari ad appena lo 0,9%. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo rapporto Efsa. “È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.
L’associazione ricorda come l’agricoltura nazionale sia la più green in Europa, capace negli ultimi anni di ridurre l’uso dei pesticidi del 32%. Un dato questo in controtendenza rispetto ad altri grandi Paesi produttori come la Spagna e la Germania dove il consumo di pesticidi cresce, mentre in Francia la riduzione è di poco superiore al 10%, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat.
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