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La GenZ si conferma tra le più attente alla lotta agli sprechi ed alla valorizzazione delle eccellenze Made in Italy.

Sette giovani su dieci chiedono più sostenibilità

di redazione | 28 Giugno 2021

La GenZ si conferma tra le più attente alla lotta agli sprechi ed alla valorizzazione delle eccellenze Made in Italy.

Amore e fiducia per le eccellenze Made in Italy attenzione alla sostenibilità e lotta allo spreco sono i temi sui quali si gioca il futuro della filiera agroalimentare secondo le nuove generazioni. A dirlo lo studio condotto da AstraRicerche sulle aspettative e i comportamenti della Generazione Z nei confronti della transizione ecologica. I dati sono stati presentati nel ciclo di incontri dal titolo “Dalla produzione al consumo, la sfida dell’agroalimentare di qualità verso la transizione ecologica”, organizzati da Fondazione Qualivita e Origin Italia in collaborazione con McDonald’s. Dalla ricerca emerge, inoltre, che i giovani mostrano una consapevolezza maggiore rispetto al campione generale del concetto di transizione ecologica della filiera alimentare (60% contro 42,2%).

Quando si parla di sostenibilità del cibo, giudicato tema rilevante per il 70% della GenZ, i giovani danno la priorità a quella ambientale (72%), seguita da quella economica di filiera (66%) e sociale (66%). Inoltre, ben il 97% della GenZ si dice disposto a pagare di più un prodotto garantito come sostenibile, soprattutto perché pensa che tali prodotti siano anche migliori dal punto di vista qualitativo (56% dei casi). Osservando invece i fattori ad impatto negativo lungo le diverse fasi di filiera, i più giovani mettono al primo posto gli sprechi del consumatore (51%), seguiti dal trasporto (47%), dalla lavorazione o trasformazione industriale (44%) e dal packaging (40%).

Ma transizione ecologica per i giovani significa anche valorizzazione del cibo e delle eccellenze locali, con il 51% di loro che ritiene le differenti tradizioni alimentari delle regioni uno dei punti di forza del nostro Paese. Per il 58% dei giovani intervistati, la definizione di cibo “locale” corrisponde a quella regionale o del gruppo di regioni limitrofe; una percezione più ampia rispetto al campione nazionale, che parla di cibo regionale per il 45,3% e provinciale o comunale per il 38,5%. Molto elevato anche il livello di conoscenza delle Dop e Igp (91% dei giovani intervistati), mentre è minore il livello di fiducia nelle certificazioni alimentari: per il 66% dei giovani italiani il marchio Made in Italy è sinonimo di garanzia, che scende al 62% in riferimento al marchio Dop e il 56% per quello Igp.

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