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Gli attori di filiera siciliani si schierano compatti a favore di una conversione della società economica isolana verso le best practices europee in fatto di sostenibilità.

SOStain Sicilia promuove una certificazione in linea con il Green Deal Europeo

di Carlo Spagnolo | 22 Giugno 2021

Gli attori di filiera siciliani si schierano compatti a favore di una conversione della società economica isolana verso le best practices europee in fatto di sostenibilità.

Ad un anno dall’atto di costituzione, la Fondazione SOStain Sicilia entra nella fase operativa, con l’invito rivolto alle aziende siciliane ad intraprendere l’iter di certificazione sotto la guida del comitato scientifico della Fondazione e riguardo al quale Alberto Tasca, presidente della Fondazione stessa, parla “di scelta etica e di passaggio obbligatorio al quale le aziende sono chiamate, se vogliono tutelare l’ecosistema, lasciandolo inalterato alle generazioni future”.

Le peculiarità del nostro disciplinare – continua Tasca – sono la sartorialità legata al territorio Sicilia e la specificità delle misure che applichiamo. In pratica, il sistema di misurazione delle best practice agricole deve riprendere quello nazionale e internazionale, mentre i valori-soglia che le aziende devono rispettare e la ricerca volta a migliorare le performance di sostenibilità, si basano sulle caratteristiche del territorio. Stiamo lavorando anche alla suddivisione delle zone in cluster e ai paesaggi extra-vigneto. Inoltre – conclude – il sistema di governance messo in piedi da SOStain è trasparente e non speculativo, perché il comitato operativo e scientifico sono al servizio delle aziende e l’ente di certificazione, totalmente indipendente, esclude qualsiasi tipo di conflitto di interessi”.

Riguardo alla certificazione di sostenibilità, qui intesa come fenomeno che abbraccia anche la dimensione sociale ed economica oltreché ambientale, sono dieci i requisiti che le aziende dovranno rispettare per ottenerla (gestione sostenibile del vigneto, divieto di diserbo chimico, protezione della biodiversità, utilizzo di materiali eco-compatibili nel vigneto, materie prime locali, calcolo degli indicatori VIVA, tecnologie energicamente efficienti, riduzione del peso delle bottiglie, trasparenza nella comunicazione, assenza di residui nei vini), tutti rivolti verso la direzione tracciata dalla strategia Farm to Fork.

Si tratta di un cambio radicale di mentalità per le aziende, un ennesimo passo avanti mosso grazie a un cambiamento di tipo culturale del comparto vitivinicolo siciliano, che porta ad una nuova consapevolezza e visione ma nel concreto anche a benefici, a un sistema decisionale più veloce e genera risparmi a lungo termine” conclude Alberto Tasca.

La vocazione sostenibile della Sicilia è un fattore naturale, grazie alle sue favorevoli condizioni climatiche e alla varietà del suolo e alla biodiversità, con oltre settanta varietà di vitigni autoctoni – afferma Antonio Rallo, presidente del Consorzio Vini Sicilia. La Sicilia, con i suoi trenta mila ettari, è il più grande vigneto bio in Italia, la prima regione per vigneto biologico in collina, la seconda per vigneto in montagna. Abbiamo il dovere di consegnare alle generazioni future una terra in condizioni, se non migliori, almeno uguali rispetto a chi ci ha preceduto”.

Per Laurent de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia “la strada verso la sostenibilità è tracciata. In molti casi, si tratta di validare e consolidare pratiche già in atto. Da potenziale inespresso, la sostenibilità può diventare un valore anche commerciale, se viene comunicato con autorevolezza dalle aziende, guadagnando credibilità nei consumatori. È un messaggio forte poter dire che la Sicilia è sostenibile”.

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