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Le Doc di nicchia della “corazzata” del vino marchigiano

di Gian Omar Bison | 19 Giugno 2021

Degustazione di referenze particolari di Bianchello del Metauro docg, Serrapetrona Doc, Colli Maceratesi Doc.

Con 652 aziende associate per 16 denominazioni di origine – di cui 4 Docg – l’Istituto marchigiano di tutela vini (www.imtdoc.it) è una realtà unica in Italia nel suo genere. Oggi il consorzio rappresenta l’89% dell’imbottigliato della zona di riferimento e la maggioranza delle esportazioni di vino marchigiane. E in seno a questa “corazzata” del vino emergono alcune Doc di nicchia che il consorzio suggerisce di scoprire con curiosità e attenzione. Eco allora emergere degli autentici cavalli di razza: Bianchello del Metauro Docg, Serrapetrona Doc, Colli Maceratesi Doc.

DALLA BEVIBILITÀ ALLA LONGEVITÀ

Il Bianchello del Metauro, autoctono bianco delle Marche e prima Doc ad essere approvata nella provincia di Pesaro Urbino (1969), è da sempre conosciuto per piacevolezza e bevibilità. La denominazione si estende lungo il basso e medio corso del fiume Metauro, dove i vigneti si distribuiscono tra i comuni di Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa “Cavallara” del comune di Mondavio e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Una realtà di dimensioni contenute ma che negli anni ha saputo evolversi, passando dall’immagine di vino semplice e di grande bevibilità a un prodotto di maggiore personalità e longevità. Deve il suo nome al colore tenue degli acini e oltre alla versione ferma e giovane, si trova anche nelle tipologie Superiore, Spumante e Passito. Vitigni: bianchello (biancame) min. 95%, malvasia bianca lunga max 5%. La superficie vitata conta 244 ettari e una resa uva/ha di14 ton. Venticinque le aziende che vinificano e 1.219.733 le bottiglie. Il mercato è interno per l’85%, il restante export va nei Paesi Ue (10%) e Terzi (5%).

ROSSI FERMI E SPUMANTIZZATI

Il Serrapetrona Doc è un vino fermo prodotto all’interno dell’intero territorio del comune di Serrapetrona e parte dei comuni di San Severino Marche e Belforte del Chienti nella provincia di Macerata. Dal colore rosso rubino, il Serrapetrona è un vino secco di buona beva a partire dal primo anno dopo la vendemmia; quando viene affinato in legno, già dal secondo anno risulta speziato e avvolgente. Con un buon affinamento in bottiglia ha una predisposizione alla conservazione per 3-5 anni, e – in condizioni di cantina ideali – la sua longevità si protrae per almeno altri 2-3 anni.

Nella stessa area di produzione della piccola Doc viene prodotta la più celebre Vernaccia di Serrapetrona, una denominazione unica nel suo genere: è infatti l’unico vino rosso spumante italiano di origine controllata e garantita.
Il rapporto tra la vernaccia e la cittadina di Serrapetrona è di lunga data: un legame, infatti, di cui già si aveva notizia nel Bollettino Ampelografico del 1876 e nell’Annuario generale per la viticoltura e l’enologia del 1893. Il piccolo borgo marchigiano è stato inoltre per molti anni meta di viandanti che consumavano la merenda bevendo quello che allora veniva definito “Vernacetta”.

I dati della campagna vendemmiale 2019-2020 (fonte Valoritalia) parlano di 7 ettari rivendicati a Serrapetrona Doc per 726 quintali di uva raccolta, 365 ettolitri di vino imbottigliato e 48667 bottiglie. Sei le aziende che vinificano. Il mercato è per il 90% interno, 9% export verso i Paesi UE e 1% export verso Paesi terzi.

AUTOCTONO ANTICO

Con soli 244 ettari coltivati da 49 produttori per circa 4 mila ettolitri di vino imbottigliato, il Colli Maceratesi Doc è uno dei più antichi prodotti autoctoni delle Marche. Le origini del vitigno risalgono al periodo della Magna Grecia, quando i greci di Siracusa fuggirono dal tiranno Dionisio insediandosi lungo la costa dell’anconetano e nella zona di Macerata. La denominazione, nella tipologia Ribona, è oggi situata all’interno dell’intero territorio della provincia di Macerata con un’escursione nella provincia di Ancona, limitatamente al comune di Loreto.

La piccola Doc contempla le versioni rosso e bianco. Nel primo caso il vino viene prodotto principalmente con il sangiovese (min. 85% per il Colli Maceratesi Sangiovese e min. 50% nel Colli Maceratesi rosso anche nella tipologia novello e riserva); nel secondo con il ribona, noto anche come vitigno Maceratino (min. 85% per il Colli Maceratesi Ribona, anche nella tipologia spumante e passito e min. 70% nel Colli Maceratesi bianco, anche nella tipologia spumante e passito).
Attraverso un lavoro attento e improntato sulla qualità, questa Doc, nella tipologia Ribona, rappresenta oggi uno dei prodotti marchigiani più interessanti sul mercato, con caratteristiche importanti sul fronte della longevità. I dati della campagna vendemmiale 2019-2020 (fonte Valoritalia) ci dicono essere 49 le aziende che producono uva per 10.693 quintali di uva raccolta e 532933 bottiglie. Il mercato: 95% interno, 4% export paesi UE e 1% export paesi terzi.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Rocho, Bianchello del Metauro Doc Superiore, 2019 – Azienda Roberto Lucarelli

Uvaggio: biancame 100%
Vinificazione in bianco, invecchiamento 70% acciaio 30% tonneaux
Affinamento in bottiglia 12 mesi

L’azienda Roberto Lucarelli sorge a Cartoceto, a 225 metri sopra il livello del mare, a 20 km dalla costa. La storia dell’azienda inizia nel 1998, quando Roberto, già da anni nel settore agricolo, decide di acquistare un appezzamento. Il terreno è argilloso – siliceo, l’altitudine media dei vigneti allevati a guyot è 300 mt slm. Produce cento ettolitri di Bianchello del Metauro pari a 10000 bottiglie.

Limpido e di un bel colore giallo paglierino, il Bianchello di Lucarelli ha un naso intenso, complesso e fine. Floreale con fragranza di gelsomino e fruttato con note di mela gialla, ananas maturo, pera, pompelmo e susina gialla. Un sentore di liquirizia accompagna un erbaceo che spazia dalla santoreggia al timo. È secco, caldo, abbastanza morbido, di buona acidità e discretamente sapido. Equilibrato. In bocca è intenso, abbastanza persistente e di qualità fine. Medio di corpo, maturo e complessivamente armonico. Si abbina a zuppa di pesce, di legumi, branzino con patate, pasta al ragù di carni bianche.

Campodarchi, Bianchello del Metauro DOC Superiore, 2019 – Azienda Terracruda

Uvaggio: bianchello 100%
Vinificazione: acciaio sur lies per almeno 1 anno, con affinamento in bottiglia di almeno 6 mesi
Certificati bio dal 2020, Terracruda lavora su un terreno argilloso e calcareo ad un’altezza di 350 metri slm. Allevano a cordone speronato e producono 50 ettolitri all’anno per 6500 bottiglie.

Un bel giallo paglierino e vivace incornicia un bicchiere limpido e profumato. Il naso è intenso e complesso con sentori di mimosa e un fruttato di frutta gialla ed esotica, di vaniglia. È secco in bocca, caldo e abbastanza morbido, più fresco che sapido. È un vino di buona persistenza, equilibrato e fine. Pronto lo stato evolutivo ed armonico. È un vino che si abbina bene a formaggi di media stagionatura, carni bianche alla griglia, paste ai funghi e risotti alla salsiccia.

Collequanto, Serrapetrona Doc, 2015 – Azienda Agricola Terre di Serrapetrona

Uvaggio: 100% vernaccia nera
Vinificazione: in rosso con macerazione delle bucce per 10-15 giorni
Invecchiamento in botti grandi ed acciaio inox; affinamento in bottiglia: 6 mesi

Ai piedi del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, la tenuta agricola Terre di Serrapetrona si estende per 66 ettari di cui circa 20 sono dedicati alla viticoltura. L’80% delle viti rappresentano il vitigno autoctono vernaccia nera ma si coltivano anche pecorino, sauvignon, merlot e sangiovese.

Il vino si presenta limpido, rosso rubino profondo e consistente. Fine al naso, ha una buona intensità e importante complessità. È aromatico e floreale con sentori di rosa rossa, garofano e papavero. Il frutto è succoso e ricorda il melograno, il ribes nero, la prugna con richiami di frutta secca. La spezia è intensa in particolare il pepe nero e la noce moscata. Una punta di cioccolato si fa spazio. In bocca è secco, caldo e abbastanza morbido. Fresco e sapido si avvertono i tannini. Complessivamente un vino equilibrato, intenso e persistente, di qualità fine. Pronto al consumo e abbastanza armonico, il corpo è decisamente robusto. Si abbina alle carni alla griglia, cinghiale in umido, formaggi stagionati.

Pepato, Serrapetrona Doc, 2017 – Azienda Agroforestale Fontezoppa

Uvaggio: vernaccia nera
Vinificazione: acciaio
Invecchiamento: botte grande, affinamento in bottiglia: 3 mesi

Cantine Fontezoppa, nascono a Civitanova nel 1999 e prendono il nome da un’antica fonte di acqua che sorge dove oggi sono i nostri vigneti di uve autoctone: maceratino, incrocio bruni, pecorino e passerina. A Serrapetrona, nel cuore dei Monti Azzurri, coltiviamo vernaccia nera di Serrapetrona e pochi ettari dedicati a pinot nero. Accanto alla coltivazione della vite, trovano spazio olivi, ceci, grano e leguminose. Tutta la produzione viticola è a conduzione biologica. Produzione annuale 300 ettolitri per 40000 bottiglie. Allevamento a guyot a 450 metri slm.

Il Pepato è un vino dal colore rosso rubino, limpido e consistente. Il naso è decisamente intenso e piuttosto complesso e fine. Al naso il fiore va verso una viola appassita e la frutta ricorda il melograno, il ribes nero, la mora e la prugna. L’erbaceo rammenta l’anice ma è la spezia a farla da padrona: zenzero, ma soprattutto – nomen omen – pepe nero. In bocca è secco, caldo e abbastanza morbido. Discrete la freschezza e la sapidità; abbastanza tannico. È abbastanza armonico, intenso e complesso e risulta complessivamente equilibrato. Robusto di corpo e pronto per il consumo. Lo si esalta con selvaggina, carni in umido, alla griglia, bollito misto, formaggi stagionati.

Marchese Japo, Colli Maceratesi bianco Doc, 2019 – Azienda Agricola La Quercia Scarlatta

Uvaggio: ribona 70%, incrocio bruni 20%, trebbiano toscano 10%
Vinificazione: pressatura soffice dopo refrigerazione uve, fermentazione con lieviti selezionati a 11-12 *C protratta per 25 giorni
Invecchiamento: acciaio 6 mesi
Affinamento in bottiglia: >3 mesi

Azienda vitivinicola biologica a conduzione familiare che si estende per 7 ettari sulle colline di Monte San Giusto in provincia di Macerata. Produce circa 20mila bottiglie/anno. Coltiva ribona e incrocio bruni che sono a bacca bianca, mentre quelle a bacca rossa sono sangiovese, merlot, montepulciano e cabernet che ci permettono di produrre degli ottimi DOC dei Colli Maceratesi.

Il Marchese Japo viene prodotto in 25 ettolitri pari a 3300 bottiglie e i vigneti sono allevati a guyot a 220 metri slm.
È un vino limpido, abbastanza consistente e di colore giallo paglierino. Abbastanza intenso al naso, è complesso e fine. Il fiore ricorda la rosa gialla e la frutta richiama la mela gialla e il melone bianco. Si avverte una scia minerale e balsamica e dei sentori di affumicatura. L’erbaceo vira verso l’alloro e la maggiorana. Al palato è secco, caldo, morbido. Abbastanza fresco e contenuto nella sapidità. È abbastanza intenso e persistente e complessivamente fine, equilibrato e armonico. Il corpo è medio e il vino è maturo. Lo immagino accompagnato da salmone affumicato, zuppe di pesce, pesci alla griglia, paste fresche di verdure, risotto di ortaggi, asparagi e uova.

Ribona, Colli Maceratesi Ribona Spumante Doc, 2017 – Azienda Agricola Sant’Isidoro.

Uvaggio: ribona 70%, incrocio bruni 20%, trebbiano toscano 10%
Vinificazione: pressatura soffice dopo refrigerazione uve, fermentazione in acciaio con lieviti selezionati per 25 giorni; affinamento in bottiglia per più di 3 mesi

Il recupero di un’antica dimora signorile e la magnifica esposizione dei suoi terreni sono stati i motivi ispiratori per la nascita di Sant’Isidoro. I vigneti di proprietà si estendono per 13 ha su una estensione complessiva di 40 che include anche una parte di bosco. La giacitura è collinare e ventilata e le esposizioni sono diverse. I terreni sono di natura argilloso-calcarea con alcuni tratti sabbiosi. Dal 2016 hanno avviato un progetto di agricoltura sostenibile. Producono annualmente 15 ettolitri pari a 1400 bottiglie. L’allevamento è a guyot poggiato su una superficie pari a 280 slm.

Il vino si presenta cristallino e abbastanza consistente, di un bel colore dorato. L’effervescenza è fine e le bollicine sono numerose e abbastanza persistenti. Il naso è abbastanza intenso, fine e complesso. Domina l’agrume in particolare pompelmo, si avverte carruba e frutta secca, un erbaceo di bosso. Al palato è secco, abbastanza caldo e morbido. Più sapido che fresco, è un vino equilibrato di buona intensità, persistenza e qualità. Domina un finale lievemente amaricante. È un vino maturo, armonico e medio di corpo. Abbinamento consigliato con crostacei e zuppe di pesce.

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