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L’organizzazione guidata da Pau Roca definisce i contorni di un anno dove la pandemia ha pesato su consumi ed esportazioni globali, individuando nel mercato asiatico la vera sfida futura per il vino internazionale.

OIV: la resilienza del vino nell’anno del covid

di redazione | 13 Maggio 2021

L’organizzazione guidata da Pau Roca definisce i contorni di un anno dove la pandemia ha pesato su consumi ed esportazioni globali, individuando nel mercato asiatico la vera sfida futura per il vino internazionale.

Il direttore generale dell’Oiv, Pau Roca, ha presentato nei giorni scorsi i dati sulla produzione, il consumo e il commercio internazionale di vino relativi al 2020. Una lunga e interessante analisi, dalla quale emerge come il volume di vino consumato è calato del 3% e la produzione di vino è rimasta poco al di sotto della media per il secondo anno consecutivo. Gli ultimi dati sulla Cina mostrano la fine della rapida crescita del settore vitivinicolo interno, cui si contrappone l’apertura di nuove opportunità.

Il primo dato presentato è quello relativo alla superficie del vigneto mondiale nel 2020, stimata attorno ai 7,3 milioni di ettari, in sostanziale stabilità dal 2017. A crescere, nei limiti (consentiti) del punto percentuale annuo, le superfici vitate di Francia (797.000 ha, +0,4% su base annua) e Italia (719.000 ha, +0,8% ). Mentre è stabile a 104.000 ha il vigneto tedesco, si riduce quello spagnolo (961.000 ha, -0,6%), portoghese (194.000 ha, -0,2%) e rumeno (190.000 ha, -0,4%).
Riguardo alla produzione mondiale (sottratta di succhi e mosti) OIV la stima pari a 260 milioni di ettolitri, in crescita del 1% rispetto al 2019 ma, per il secondo anno consecutivo, leggermente al di sotto della media. A tal proposito l’UE copre circa 165 milioni di ettolitri, in crescita di 12 milioni (+8%) rispetto al 2019. Con 49,1 milioni di ettolitri l’Italia si conferma primo produttore al mondo, seguita da Francia (46,6), e Spagna (40,7). Sommati questi tre paesi producono il 53% di tutta la produzione mondale.

Lieve calo invece per il consumo mondiale di vino, stimato in 234 milioni di ettolitri e in calo del 3% rispetto al 2019. Questo è il livello minimo di consumo dal 2002 a oggi. Stabile il consumo registrato in Francia (24,7 milioni di ettolitri), ma in calo del 7,8% rispetto alla media quinquennale. Sale invece il consumo entro i nostri confini nazionali, che nel 2020 registra il livello più elevato dell’ultimo decennio: 24,5 milioni di ettolitri (+7,5% sul 2019 e +10% sulla media quinquennale). Mentre gli Stati Uniti, che sono il principale mercato mondiale, mostrano un consumo stabile attorno ai 33 milioni di ettolitri, la Cina cala del 17,4%, attestandosi a 12,4 milioni di ettolitri.

Per quanto concerne le esportazioni globali di vino, esse si sono contratte tanto in volume, scendendo a 105,8 milioni di ettolitri (−1,7%), quanto in valore, pari a 29,6 miliardi di Euro Mrd (−6,7%). Mentre l’Italia è il primo fornitore mondiale a volumi con 20,8 milioni di ettolitri (-2,4% rispetto al 2019), pari al 20% di tutto il mercato globale, la Francia continua a guidare la classifica del fatturato, generando 8,7 miliardi di euro, nonostante abbia perso 1,1 miliardi di euro rispetto al 2019 (-10,8%). Lontana ma sostanzialmente stabile l’Italia, il cui valore export si attesta a 6,23 miliardi di euro (-154 milioni di euro; -2%).

Lo studio si è poi spostato sulle principali tendenze che hanno segnato l’anno appena trascorso, dalle quali si evidenziano dei comportamenti di consumo eterogenei tra i diversi paesi, legati a fattori quali le abitudini nazionali di consumo, la durata e la stringenza delle misure di lockdown e delle politiche associate, quali i divieti di vendita, e il peso del turismo sul consumo di vino nazionale.

Riguardo alla crisi dell’Horeca, Oiv conferma come la chiusura totale o parziale del canale ha prodotto una caduta del valore delle vendite e, in misura minore, del loro volume, solo parzialmente compensata dall’aumento delle vendite di vino tramite e-commerce e grande distribuzione. Ugualmente l’analisi ribadisce come sono stati i vini premium quelli che hanno maggiormente sofferto delle chiusure dei ristoranti e delle sale di degustazione. Ad eccezione del prosecco, il vino spumante è la categoria di vini maggiormente colpita nel 2020, probabilmente a causa della contrazione dei momenti di convivialità che ne rappresentano il naturale contesto. Al contrario, le vendite di vino bag-in-box sono cresciute notevolmente, sebbene il loro volume complessivo si mantenga basso.

In conclusione poi Pau Roca ha ricordato che per i produttori di vino esiste, oggi come domani, la necessità di adattarsi alla diversificazione dei mercati e dei canali di distribuzione. Il direttore generale ha evidenziato le difficoltà che questa situazione va ad aggiungere a un sistema già complesso di per sé, commentando che solo coloro in grado di adattarsi continuamente rimarranno in piedi. “Il settore è altamente concentrato, e pertanto rischioso. Ciò dimostra che la diversificazione è necessaria, a partire dal consumo. L’Asia, continente nel quale il consumo è in crescita, rappresenta una delle sfide principali del settore vinicolo”.

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