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Lagune e spettri industriali allo scalo di Orbetello

di Andrea Guolo | 6 Maggio 2021

Ultima fatica per Andrea Guolo e Giambattista Marchetto, giunti al termine del tour Bike&Wine press. E il racconto delle avventure dalle colline al mare rivela una passione che farà ripartire i ciclo-eno-giornalisti.

Ce l’hanno fatta i nostri eroi di Bike&Wine Press, partendo da Bologna e attraversando le denominazioni vinicole toscane presenti sul tracciato, a raggiungere le acque cristalline dell’Argentario? I più autorevoli bookmakers londinesi davano per impossibile la riuscita del piano, e in effetti hanno avuto ragione. Ma è stata, come disse Dino Viola (presidente della Roma) per il gol fantasma di Turone, una “questione di centimetri”. L’acqua salata è stata effettivamente raggiunta, ma si è trattata dell’acqua della laguna di Orbetello.

La voglia di esplorare una tra le archeologie industriali più incredibili d’Italia, quella dell’Ex Sitoco a Orbetello Scalo, ci ha spinti a fermarci davanti un cancello tristemente chiuso, oltre il quale c’era il paese e poco lontano il mare. A quel punto, nell’impossibilità di scavalcare, abbiamo dovuto fare marcia indietro e concludere poco gloriosamente il viaggio a tutta velocità lungo l’Aurelia (4 corsie, non proprio una strada bianca…) per non perdere il treno che ci avrebbe condotti fino a Pisa Centrale, da dove abbiamo preso il secondo treno per Firenze Rifredi e un terzo per Prato Centrale. Qui, mentre il rientro a Bologna assumeva le sembianze di un autentico viaggio della speranza, l’ultimo colpo di scena! Cacciati giù da una contrita “controllora” per treno oltre i limiti della capienza. Dovendo selezionare i viaggiatori, nel rispetto delle normative anti assembramento, tutti i passeggeri sono rimasti a bordo, tranne i due con le biciclette a pedalata assistita.

A quel punto, l’ultimo aperitivo è apparso come una decisione irrinunciabile. Nel mentre, Prato veniva travolta dalla festa scudetto dell’Inter (e chi avrebbe mai immaginato tanti interisti nella città del tessile?) e noi abbiamo osservato le macchine sfilare sorseggiando, ormai privi di forze, due birrette (dopo tanto vino, serviva una spinta per l’acido lattico).
All’arrivo a Bologna, verso le 21.30 della domenica, ad attenderci c’era Renzo Toni con il suo furgone pronto a caricare quel che rimaneva delle sue e-bike coperte da fango, erbe e altre sostanze più o meno organiche. Nessuno sa come il gestore della Ciclofficina Valli Bolognesi riuscirà a far tornare quei potenti mezzi all’antico splendore…

Ora l’avventura si è davvero conclusa. Bilancio finale? 585 km percorsi, 26 cantine visitate più 1 monastero, 1 caseificio, 2 ristoranti e 1 resort di lusso. Intesa perfetta tra noi due protagonisti (contrariamente alle previsioni non siamo mai arrivati alle mani!!!), tanti imprevisti e poche probabilità, gambe di legno per i giorni successivi e una gran voglia di ripartire subito. Già si ipotizzano imprese inimmaginabili in altre regioni d’Italia e non solo… Ma quel che resta è soprattutto un messaggio: se ce l’hanno fatta Guolo e Marchetto, se ce l’abbiamo fatta noi ce la possono fare tutti.

L’enoturismo ripartirà e lo farà in maniera sostenibile, senza intasare le strade con pullman, furgoni, auto con driver e senza emissioni di CO2. E i giornalisti non si limiteranno a scriverlo, perché saranno loro stessi a provarlo. Se poi ogni tanto dovesse uscire il sole, sarà ancora più bello.

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