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Cinque interpretazioni specifiche del vino simbolo di Montalcino, che sintetizzano una filosofia fatta di rispetto per la vigna, rigore nelle scelte produttive e capacità di lasciare agire il tempo.

Le Chiuse, finezza e mineralità che giocano sull’invecchiamento

di Federica Borasio | 4 Maggio 2021

Cinque interpretazioni specifiche del vino simbolo di Montalcino, che sintetizzano una filosofia fatta di rispetto per la vigna, rigore nelle scelte produttive e capacità di lasciare agire il tempo.

Al centro del versante nord della collina di Montalcino, tra bosco, vigneti e oliveti, la tenuta Le Chiuse affonda le proprie radici nella storia della famiglia Biondi Santi. Nel 1925 Tancredi piantò la prima vigna in questi terreni fino ad allora prestati alla coltivazione di cereali e alla sua morte lasciò in eredità Le Chiuse alla figlia Fiorella, che affidò la produzione vinicola al fratello Franco. Il nuovo corso della cantina inizia nel 1992 con Simonetta Valiani, figlia di Fiorella e – come il nonno – appassionata di questa terra, che insieme al marito Nicolò Magnelli avvia un’opera di restyling attraverso il restauro della fattoria e della cappella, la costruzione di una cantina sotterranea e l’impianto di nuovi vigneti per la produzione di Brunello.

Dopo un anno trascorso a Napa, nel 2006 in azienda è entrato il figlio Lorenzo, che oggi punta a produrre vini in grado di raccontare la storia e il territorio di provenienza della cantina, secondo una filosofia che contempla tanta cura in vigna e una mano il più possibile neutra, tradotta in attenzione per le necessità delle uve, poco uso della tecnologia e adattamento alle caratteristiche delle singole annate, di cui i vini devono essere l’espressione più pura.

DALLA VIGNA ALLA CANTINA

Dai vigneti – tutti a sangiovese grosso – spiegati lungo 8 ettari vitati, Le Chiuse producono ogni anno quasi 30mila bottiglie tra Rosso di Montalcino, Brunello di Montalcino e Brunello Riserva, che risentono favorevolmente non solo dell’esposizione a nord, ma anche della particolare composizione del suolo. Il terreno a matrice argillosa, di origine oceanica e quindi ricco di materiale fossile e minerale, rende questo luogo particolarmente vocato per i vini da affinamento (fino al 1946 le uve per le Riserve Biondi Santi provenivano in parte da questi vigneti).

Le viti sono per la maggior parte create da una selezione massale proveniente dalla tenuta Il Greppo e hanno un’età che arriva fino a 35 anni. La selezione delle uve da destinare alle diverse tipologie di vino non avviene secondo criteri qualitativi, ma in base all’idoneità dei singoli grappoli: i più grossi sono utilizzati per la produzione di Rosso di Montalcino, quelli medio-piccoli per il Brunello e quelli provenienti dalle piante più vecchie per il Brunello Riserva.

In cantina, la filosofia segue il criterio del minor interventismo possibile, ad esempio per quanto riguarda rimontaggi e follature durante la fermentazione, “tutto dipende dagli assaggi – spiega Lorenzo Magnelli -. Limitiamo l’uso della tecnologia proprio per non perdere il contatto col vino, seguirlo manualmente e assaggiando. Così ci adattiamo il più possibile alle caratteristiche dell’annata e non spingiamo troppo su colori ed estrazione”.

L’INVECCHIAMENTO È UNA QUESTIONE DI TEMPO

Per Lorenzo il tempo è una cosa seria. Convinto che ogni vino vada consumato al momento giusto e che il Brunello Riserva sia a tutti gli effetti un vino da invecchiamento, ha sposato la causa del lungo invecchiamento decidendo di farlo uscire sul mercato soltanto a partire dal decimo anno. Una scelta coraggiosa, specialmente per un’azienda di piccole dimensioni, ma che ripaga in termini di stile e permette di presentare un prodotto nettamente distante rispetto all’annata di Brunello più giovane e anche già pronto (volendo) per essere aperto e gustato.

A incrociare questa filosofia, la clientela italiana (che assorbe un 20% delle vendite), ma soprattutto quella straniera. L’export occupa infatti una parte importante dell’economia aziendale ed è rivolto a 30 Paesi, cui viene destinato l’80% della produzione. Tra i mercati principali vi sono il Canada e gli Stati Uniti, seguiti da Cina, Corea del Sud e Giappone.

NOTE DI DEGUSTAZIONE

Cinque etichette – tra cui il Brunello annata 2016 – che ben esprimono il potenziale del sangiovese, esaltando la vocazione delle uve per l’invecchiamento, con la curiosità di un metodo classico che stupisce per finezza e mineralità. Vini che, complessivamente, rivelano ampiezza sostenuta da un frutto integro e croccante, con una piacevole sensazione agrumata di arancia, che si ritrova in ogni assaggio, pur coniugata in differenti sfumature.

Metodo Classico “Stellare”

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione e affinamento: dopo una sosta di 24-30 mesi sui lieviti si procede alla sboccatura senza l’aggiunta di zuccheri per preservarne le caratteristiche originali.
N.B: prodotto dal 2011, viene realizzato solo nelle annate più fresche e solo dai grappoli più grandi per garantire una buona acidità. Una curiosità, l’etichetta è dedicata a Stella, la moglie di Lorenzo.

Di colore rosa antico luminoso, ha perlage fine e mite. Il naso è intrigante e rivela note di frutti rossi, ribes in particolare, e arancia sanguinella mescolate ad aromi di pane abbrustolito e ricordi di polvere. Il sorso, fresco e avvolgente, ritrova quella nota di agrume già avvertita al naso, guidata da una bolla piacevole e morbida, quasi pastosa. Il finale è minerale, asciugato da un tannino delicato.

Rosso di Montalcino 2019

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: fermentazione in acciaio/cemento
Affinamento: circa un anno in botti grandi di rovere di Slavonia

Una splendida annata, quella del 2019, per questo vino che che ha buon contenuto alcolico, discreta larghezza e grande acidità. Di colore rosso rubino e lucente, ha naso intenso di frutto croccante, con note fresche e balsamiche, quasi mentolate, sentori di cardamomo, incenso e agrumi. Al palato è ampio e fresco, con un frutto integro asciugato da un tannino delicato che si risolve in un finale lungo e leggermente amaricante di buccia d’arancia. Non un cadetto del Brunello, ma un vino di personalità.

Brunello di Montalcino 2016

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: fermentazione di circa 20 giorni in acciaio
Affinamento: primo affinamento in legno esclusivamente svolto in botti grandi di rovere di Slavonia da 30hl per un periodo di circa 3 anni. Secondo affinamento in bottiglia per circa un anno.

Di un bel rosso rubino lucente, è inizialmente timido al naso, col tempo rivela dapprima un frutto fresco e acidulo, una visciola, quindi una nota aranciata seguita da sentori delicati di foglia di tabacco e una moderata balsamicità che ricorda il ginepro. In bocca l’ingresso è liscio, seguito immediatamente dalla freschezza, tesa e costante, che sostiene il sorso e lascia spazio alla sensazione sapida. La trama tannica è ancora giovane ma comunque elegante.

Brunello di Montalcino 2012

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: fermentazione di circa 20 giorni in acciaio
Affinamento: primo affinamento in legno esclusivamente svolto in botti grandi di rovere di Slavonia da 30hl per un periodo di circa 3 anni. Secondo affinamento in bottiglia per circa un anno.

Rosso rubino tendente al granato. Al naso il frutto è ancora ben marcato, ma emergono sentori più austeri di foglia di tabacco, frutta macerata e viola mammola, presente nonostante l’invecchiamento. Il sorso ha un’alcolicità più marcata ma ben integrata che rinfresca il palato con sensazioni di frutta e, sul finale, di buccia di arancia affumicata.

Brunello di Montalcino Riserva 2004

Uvaggio: sangiovese in purezza
Vinificazione: fermentazione in acciaio per circa 21 giorni a una temperatura non superiore ai 29°C
Affinamento: primo affinamento in botti grandi di rovere da 30 hl per 4 anni, poi secondo affinamento in bottiglia

Di colore rosso granato e lucente. Ha naso intenso di tabacco e sottobosco, con note terrose e di cenere. Gli aromi assumono i contorni della frutta appassita e scura, con sensazioni agrumate di chinotto. Il sorso è ampio e intenso, in costante tensione tra acidità e sapidità, con un tannino morbido e uniforme e una gradevolissima sensazione di frutta che vira verso l’amarena. Persistente il finale.

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