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brunello di montalcino

Brunello 2016, un’annata da ricordare (oltre il Covid)

di Giambattista Marchetto | 17 Aprile 2021

Reportage da Benvenuto Brunello Off, tra degustazioni e commenti degli specialisti di settore. VinoNews24 apre un focus sulla denominazione di Montalcino.

Squilli di trombe e rulli di tamburo, il Brunello 2016 si è affacciato sul mercato con un carico di aspettative impressionante. Dopo un 2015 osannato e bollato con le 5 stelle dal Consorzio, è arrivata un’annata che la grande maggioranza delle voci di critica enoica non esita a definire perfetta.

L’andamento climatico ha aiutato a portare in cantina ottime uve e i produttori hanno lavorato con accuratezza, mettendo in bottiglia un Brunello che sembra esprimere una qualità media eccellente. Salvo poche eccezioni, quell’eleganza che ormai tutte le cantine dichiarano come propria cifra stilistica è forse il segno distintivo dell’annata 2016 degustata a Benvenuto Brunello Off. La trama tannica, anche quando non ancora compiutamente distesa, non frena ma anzi valorizza una verticalità espressiva che raggiunge picchi straordinari nei vini più raffinati.

Molti hanno sottolineato la capacità dei vini dell’annata 2016 di esser “pronti” e sicuramente il fine equilibrio di molti Brunello rende i calici piacevolmente accessibili già oggi, al debutto sul mercato, eppure la complessità della struttura lascia immaginare una tenuta sulla lunga distanza che preannuncia conferme entusiasmanti in futuro e che suggerisce di tenere in cantina almeno qualche bottiglia di questi Brunello straordinari.

Per “celebrare” questa annata eccellente, VinoNews24 dedicherà nelle prossime settimane un focus alla denominazione con approfondimenti e degustazioni di una selezione di aziende.

IL CORAGGIO DI #BBOFF

Con circa 650 presenze complessive e 1500 bottiglie stappate, Benvenuto Brunello Off è stato un successo. Il programma di tasting a numero chiuso, voluto dal Consorzio nei quattro weekend di marzo per presentare i nuovi millesimi agli addetti ai lavori, ha portato Montalcino sotto i riflettori e ha dato lustro ai Brunello 2016, Brunello Riserva 2015, Rosso di Montalcino 2019, Moscadello e Sant’Antimo di 140 aziende aderenti.  L’evento si è rivelato però soprattutto una grande prova di carattere per una denominazione che ha dimostrato compattezza e determinazione, lanciando un messaggio forte e chiaro come apripista per il rilancio post-Covid.

Da Montalcino è partito un forte segnale di ripartenza per tutto il Paese – rimarca il presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci – e abbiamo avuto il coraggio di dimostrare che è possibile ritornare a progettare eventi di promozione per il mercato in totale sicurezza”.

ALLA CONQUISTA DEI MERCATI MONDIALI

Dopo un 2020 che, grazie anche alla qualità dell’annata 2015 ha mostrato nei numeri l’ottimo stato di salute della denominazione montalcinese, anche il 2021 registra un avvio da record per le vendite di Brunello. La Riserva 2015 e soprattutto la super annata 2016 fanno infatti volare le consegne delle fascette per le bottiglie pronte alla vendita, con un incremento che nel primo trimestre 2021 ha raggiunto il 37% rispetto allo scorso anno e il 23% sulla media degli ultimi 10 anni. “Non è retorica affermare che le nostre ultime due annate, tra le migliori di sempre sul piano qualitativo, si stanno rivelando più forti della tragedia che stiamo vivendo” aggiunge Bindocci. E dunque il Brunello di Montalcino si conferma sempre più alfiere del made in Italy nel mondo.

LA STAMPA DI SETTORE “BENEDICE” L’ANNATA 2016 (E IL ROSSO 2019)

Riuniti per la prima volta in presenza dall’inizio della pandemia per un’anteprima istituzionale, i rappresentanti dei media e delle guide del settore vino invitati a Benvenuto Brunello Off non hanno nascosto l’entusiasmo per l’annata 2016 del Brunello e per un grande Rosso 2019. VinoNews24 ha raccolto le riflessioni e i commenti a caldo di alcuni degli specialisti.

Davide Bortone (Winemag)

È davvero bello trovare una coerenza in una denominazione confrontandosi con così tanti campioni. È importante che la denominazione non sia solo una leva commerciale, ma esprima un territorio e questo accade a Montalcino come in nessun altra zona in Italia.  È incoraggiante e la scelta del Consorzio di fare Benvenuto Brunello è forse il vero segnale a tutta Italia di una denominazione forte, che in un anno difficile si mette in gioco. L’annata 2016 si esprime con caratteristiche di frutto e tannino, ma nel bicchiere c’è qualcosa in più: è come se il calice parlasse di armonia tra i produttori, in particolare in un anno difficile come il 2020.

Eleonora Cozzella (La Repubblica)

Lo dicono tutti e lo ribadisco: è un’annata fantastica, di quelle che ricorderemo negli anni a venire.
Dopo un grande Brunello 2015, Montalcino ha fatto una doppietta abbastanza rara. Sono diverse e interessanti.
In questo contesto ha un valore importante la scelta di aver fatto comunque Benvenuto Brunello, nonostante le difficoltà immani, perché ha dato un segnale bellissimo. Un segnale di ottimismo. Montalcino è bella, ma triste senza pubblico e dovrà risorgere come la fenice.

Veronika Crecelius (Meininger – Weinwirtschaft)

Vedere Montalcino senza un’anima per strada è triste, anche se il borgo e il suo territorio rimangono bellissimi. Benvenuto Brunello è stato un evento importante. I Brunello 2016 sono più agili, chiari, più succosi e ogni tanto anche più aggraziati. Sono più garbati e giocosi rispetto alla potenza muscolare del 2015, quando però vedevo un grande equilibrio. Il 2016 è più variegato e forse più piacevole alla beva in questo momento. La Riserva 2015 è importante, rotonda. E credo sarà molto longeva.

Raffaele Cumani (Avvinando – Tgcom24)

L’annata 2015 risultava più pronta, mentre l’approccio alla 2016 risulta tendenzialmente più difficile. Ci sono eccellenze con picchi altissimi, in alcuni casi sarà il tempo a darci la direzione. Va detto che Montalcino è un territorio supercoerente nel bicchiere e questo è un dato importantissimo che ne garantisce il successo.

Andrea Cuomo (Il Giornale)

Quello che mi colpisce del Brunello è la grande uniformità. Per uno come me, che per istinto vive come una festa un vino che si distacca dalla media, fa effetto trovarsi ad assaggiare un’annata di livello medio così alto e uniforme. Inoltre ho avuto l’impressione che molti vini siano già pronti e in pochi casi ho trovato tannini troppo ruvidi, ma la cifra dell’annata è una freschezza spiccata. Anche i Rosso di Montalcino che ho assaggiato sono ottimi e molti produttori sembrano puntarci forte, anche se in fondo sembra un po’ un vezzo o la voglia di proteggere il figlio cadetto.

Raffaele Foglia (Identità Golose)

Con un’annata del genere il rischio era deludere le aspettative, ma non è andata così. Pur essendo entrambe da 5 stelle, rispetto alla 2015 l’annata 2016 mette in evidenza una maggiore omogeneità territoriale: al di là dei versanti nord o sud, un po’ dappertutto è andata bene, pur nelle differenze legate a terreni ed esposizioni. In sostanza chi acquista una bottiglia di Brunello 2016 cade sempre in piedi. Nei Brunello 2016 il legno si amalgama molto bene, ho trovato note complesse e balsamiche. E le diverse interpretazioni sono decisamente buone, con una media altissima.

Le Riserve 2015 vedono una minore omogeneità, forse per un andamento climatico più complesso: ci sono picchi e cadute, vini eccezionali e altri con tannini sgraziati. Infine i Rosso 2019 sono molto interessanti, soprattutto perché in questo momento chi non scimmiotta il Brunello propone degli ottimi vini da bere. Pensare a un mini-Brunello rischia sempre di snaturare il Rosso.

Andrea Gabbrielli (Gambero Rosso)

Semplicemente parliamo di un’annata particolarmente felice, con un andamento meteo che ha visto andare tutto per il verso giusto, ma va detto che negli ultimi vent’anni i produttori di Montalcino sono cresciuti incredibilmente nel lavoro in vigna e in cantina. Oggi il valore del terroir viene fuori prepotente e si è visto nel 2014, quando chi ha fatto Brunello ha portato sul mercato vini eccellenti. Io vedo una prospettiva buona per Montalcino, perché nonostante i cambiamenti climatici conosciamo molto meglio il territorio e i vigneti.

Chiara Giovoni (Spirito di vino)

Il 2016 sembra una botta di fortuna enorme dal punto di vista dell’equilibrio. I vini sono pronti e questo ha facilitato anche chi stilisticamente tende più a una tradizionale austerità. Tutti gli assaggi spingono nella direzione della freschezza e non ci sono le profonde differenze osservate in altre annate.

Nel mondo Brunello si osserva una piramide qualitativa nella quale le punte di eccellenza stanno trascinando verso l’alto anche tutti coloro che erano in fascia intermedia, perché anche i tradizionalisti si stanno facendo ispirare e stanno beneficiandone. Cresce l’attenzione al valore che ogni singola vigna esprime e infatti a Montalcino non si parla di sottozone, ma finalmente di cru. E poi si tende al minimo “interventismo” in cantina. Mi sembra che Montalcino sia la denominazione più veloce in Italia a muovere verso uno stile contemporaneo e in questo senso è unica.

Paolo Massobrio (La Stampa e il Golosario)

Il Consorzio ha fatto una cosa straordinaria! Ha avuto coraggio e ha dato un segnale a tutta Italia. L’online non è la stessa cosa. Il Brunello 2016 si è trovato a confrontarsi con una grande annata 2015, ma quest’anno ho ‘portato in finale’ più vini di tutti gli anni precedenti. C’è molta più qualità. Il Consorzio sapeva di questo valore e ha giocato le sue carte: mi sembra un segnale di buona salute e di solidità, rispetto ad altri territori che sono stati più attendisti e ‘democristiani’. Oggi però non è più attuale: anche nel vino vince chi prende l’iniziativa.

Leila Salimbeni (Spirito di Vino – Guide L’Espresso)

La grandezza di questa annata sta nell’aver tirato fuori lo stile di ciascuna azienda. È infatti un’annata di grazia, ma è stata interpretata in maniera completamente differente dai produttori: qualcuno ha tenuto i vini molto esili, quasi longilinei, mentre altri hanno voluto insistere su un carattere più strutturato e importante. Forse è stata un’annata facile da gestire e dunque giocata sullo stile. Senza contare che ci sono vigne e selezioni, sempre più interessanti. E così, in questo momento storico complicato, anche chi ha fatto male ha fatto comunque bene. Questo porta un entusiasmo che la situazione impedisce di condividere in tanti, speriamo si possa tornare a bere bene assieme.

Nicole Schubert (Winenews)

Venendo da un 2014 disastroso, il 2015 doveva recuperare ed è stato osannato come annata forse più di quanto meritasse. La 2016 è stata in effetti un’annata più facile in vigna, senza picchi di calore e con uno sviluppo più armonico della vite.
Devo dire però che i Brunello buoni sono veramente buoni, altri hanno portato una secchezza delle fauci che non mi spiego. Non è una questione di tannino, ma si è persa in alcuni casi la succosità del sangiovese che porta freschezza.

Valentina Vercelli (La Cucina Italiana)

Sono strafelice di aver potuto degustare tanti vini importanti in anteprima. Viviamo tutti un momento drammatico e tanta parte del nostro lavoro va oltre l’assaggio, è stato un sollievo vedere colleghi e amici, quasi come un’uscita dalla tragedia. Il sollievo è maggiore perché l’annata è molto buona. La 2016 è più regolare della 2015 e fai fatica a trovare un vino cattivo. C’è un forte allineamento sulla qualità.

La Riserva 2015 – rispecchiando quello che avevamo trovato nel bicchiere lo scorso anno – ha maggiori differenze e ci sono più sbalzi tra i vini. Probabilmente tra vent’anni saranno migliori i 2015, ma adesso direi a tutti di bere Brunello 2016. Il Rosso, troppo spesso considerato cadetto, sarebbe davvero un grande vino se non esistesse il Brunello. Ho trovato Rosso molto divertenti, che permetterebbero di bere bene quotidianamente per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Stefania Vinciguerra (Doctorwine)

Le due annate 2015 e 2016 mostrano un percorso netto dei produttori, che sono sempre più bravi (e si è visto per come hanno affrontato il 2014). La 2016 è forse l’annata perfetta. Il livello qualitativo è omogeneo sul territorio. E se è vero che ci sono sempre dei picchi, con 40/45 aziende che fanno grandi vini nelle annate buone e meno buone, guardando i meno bravi nel 2016 ti rendi conto che è stata ottima.

Questo non accadeva nel 2015, annata più calda e potente, più grossa e con tannini in alcuni casi più aggressivi. Emergeva una maggiore differenza tra i versanti. Rimane assodato che sono state due annate strepitose. Va sottolineato che le annate “strane”, come la 2014, sono sempre più frequenti e i produttori stanno crescendo proprio nella capacità di affrontarle, investendo nel lavoro in vigna e nelle tecnologie in cantina. Certo, quando poi l’annata è perfetta è davvero difficile trovare un Brunello cattivo.

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