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L’indagine Consorzio-Nomisma rivela dati altalenanti per le Denominazioni della Valpolicella. Bene l’amarone (+7%) che cresce nei principali mercati target.

Valpolicella: export solido ma piccole aziende in sofferenza

di Carlo Spagnolo | 28 Febbraio 2021

L’indagine Consorzio-Nomisma rivela dati altalenanti per le Denominazioni della Valpolicella. Bene l’amarone (+7%) che cresce nei principali mercati target.

Tiene l’Amarone, calano Valpolicella e Ripasso. Va meglio l’export rispetto al mercato interno, sorridono le grandi aziende ma non le piccole, con il prezzo medio che cala un po’ per tutti. La Valpolicella va in altalena sui mercati nell’anno del Covid e tutto sommato chiude l’anno tirando un sospiro di sollievo. La principale denominazione rossa del Veneto regge, infatti, l’urto dell’emergenza e chiude le vendite di vino a valore nel 2020 con un -3,3%, frutto di un risultato stabile dell’export (-0,1%) e di un calo sulla domanda italiana del -9,6%. È il quadro di sintesi presentato dal responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini in occasione della Valpolicella annual conference.

L’indagine, condotta su un campione di aziende che rappresenta circa la metà della capacità produttiva dell’area e una media pro-capite di 1,1 milioni di bottiglie vendute, segnala per l’Amarone un mercato a due volti, con una crescita importante (+7%) nel valore dell’export e la contemporanea contrazione del 13% sulla piazza nazionale. Al contempo le destinazioni internazionali, che assorbono circa 2/3 delle vendite, registrano un calo di prezzi di circa il 5%. “Considerata la congiuntura – ha detto il presidente del Consorzio, Christian Marchesinila performance è da considerare positiva per il nostro vino di punta, che chiude l’anno meglio rispetto al trend nazionale. Ma ciò che preoccupa sono le disparità all’interno del dato generale, con le piccole imprese di qualità che pagano pesantemente la chiusura dell’horeca, con perdite medie del 10% per l’export e del 28% sulla domanda interna. Dinamica questa che colpisce direttamente il dna del nostro tessuto produttivo e che si riflette anche nelle altre Doc osservate dall’indagine”.

Sul fronte delle vendite per canale in Italia è evidente come la presenza in Gdo, principale canale di sbocco che assorbe il 44% del prodotto complessivo, delle piccole aziende sia limitata al 10% del totale del loro business, a fronte di una quota elevatissima (47%) di vendite effettuate attraverso la figura del grossista, in gran parte destinata alla ristorazione. In linea con la media nazionale, l’influenza delle vendite dirette (7%) e di quelle online (3%). Sul fronte export, gli Usa si confermano primo buyer per l’Amarone con una quota di mercato del 14%, seguiti da Svizzera (12%), Regno Unito (11%), Canada e Germania (10%). Bene il trend della piazza statunitense a valore (+9%) e positive anche le performance nelle altre top 5 piazze, con incrementi dal 4% al 7%.

Ancora più alta (73%) la propensione all’export per il Ripasso, dove però si registra un calo del 5% a valore. Giù del 6% anche le vendite in Italia. Cali pesanti, rispettivamente del 23% e del 25% per le piccole aziende. Il Canada, dove le vendite salgono dell’1% nel 2020, si conferma di gran lunga prima destinazione per il Ripasso con il 23% degli acquisti totali, seguito da Svezia (11%) e, a pari merito, da Svizzera, Germania e Regno Unito (9%). In Italia la Gdo è nettamente il primo canale, con il 62% delle vendite a valore.

Vira in negativo anche il Valpolicella, che paga a valore un -3% all’estero (67% l’incidenza export) e un -8% sul mercato nazionale, dove la Gdo rappresenta quasi 2 bottiglie vendute su 3 ma che vale solo il 9% del fatturato delle piccole imprese, in evidente difficoltà sia sulle piazze interne (-21%) che negli scambi internazionali (-21%). Anche qui il Canada si conferma sbocco principale con oltre 1/3 delle vendite totali, seguita dagli Usa (19% la quota) e Norvegia (9%).

Per il responsabile di Nomisma-Wine Monitor, Denis Pantini “La pandemia ha generato uno scenario di mercato spaccato in due, dove la linea di demarcazione è data principalmente dalle dimensioni aziendali che a loro volta determinano il posizionamento dei propri vini nei diversi canali distributivi. Quello che è accaduto per la Valpolicella trova analogie in tutti i vini del Belpaese e sta portando i produttori a rivedere le proprie strategie commerciali in un’ottica di maggior diversificazione sia di mercato che di canale, come anche emerso dalla stessa indagine svolta nell’ambito dell’Osservatorio sui vini della Valpolicella

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