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Aumento di delivery e vendite online, attivazione dei canali social e boccata d’ossigeno durante il periodo natalizio. Questi i trend principali in un anno che nel complesso registra il segno meno su vendite e fatturato.

2020 in perdita per le enoteche italiane

di Carlo Spagnolo | 2 Febbraio 2021

Aumento di delivery e vendite online, attivazione dei canali social e boccata d’ossigeno durante il periodo natalizio. Questi i trend principali in un anno che nel complesso registra il segno meno su vendite e fatturato.

Il 2020 si è da poco concluso e, come di consueto, Vinarius, l’Associazione delle Enoteche Italiane, ha voluto tracciare l’andamento di quello che è stato un anno di grandi sacrifici per un settore che ha scontato pesantemente gli effetti della pandemia.

Il sondaggio, esteso eccezionalmente anche ai non associati, ha coinvolto oltre 80 enoteche italiane e indica come per il 46% degli intervistati il 2020 è stato nettamente peggiore rispetto all’anno precedente. Fa però eccezione il periodo natalizio, quando quasi il 50% del campione ha registrato vendite superiori a quelle dell’anno precedente. Tendenza confermata anche dall’analisi della capacità di spesa del cliente: se si analizzano i risultati avendo come riferimento il Natale 2020, quasi il 41% del campione ha risposto che la capacità di spesa del consumatore è stata migliore rispetto alle festività dell’anno precedente. Se si allarga invece lo sguardo all’intero 2020 tale tendenza si capovolge e quasi il 45% ha risposto che è stata peggiore.

La ricerca analizza poi le preferenze del consumatore e mostra come gli aumenti delle vendite riguardino, nel 40% dei casi, vini con fasce di prezzo che vanno dai 15 ai 30 euro, a conferma di quello che è il principale segmento di vendita delle enoteche. Tra i prodotti che hanno riscontrato maggior interesse nel periodo natalizio spicca lo Champagne, indicato in 1 risposta su 3 del campione coinvolto, a seguire il Metodo classico italiano (24% del campione) ed infine i vini rossi e distillati per il 20% del campione.

Per quanto riguarda le enoteche con mescita (il 34% delle enoteche intervistate) il 36% dichiara di aver registrato un calo annuale delle vendite dovute alle conseguenze delle restrizioni COVID di oltre il 40%. Allo stesso tempo oltre il 58% dichiara di aver incrementato il delivery e il 35% dice di aver attivato il servizio di asporto per i clienti. Molto diverso il dato per le enoteche classiche senza mescita, per le quali il 2020 ha portato, nel 67% dei casi, ad un aumento di fatturato del 10% nella maggior parte dei casi, che raggiunge il 30% in quindici risposte su cento. Anche per questa tipologia di attività, nel 51% dei casi il servizio delivery è stato incrementato mentre il 33% del campione ha dichiarato di aver aumentato il servizio di vendita al minuto per i clienti.

Si registra infine un riscontro positivo per quanto riguarda l’input dato dall’Associazione sul tema del digitale: il 15% delle enoteche intervistate infatti ha potenziato la sua presenza nei canali social o ha creato o sviluppato un sito con e-commerce con vendita diretta.

Così il presidente di Vinarius, Andrea TerraneoUn anno oltremodo complesso quello che si è da poco concluso e che sta continuando a metterci alla prova. Vinarius, infatti, continua il proprio impegno a fianco delle enoteche italiane, fortemente penalizzate dal provvedimento contenuto nell’ultimo DPCM, che vieta la vendita all’asporto di qualsiasi bevanda dopo le ore 18.00. Dopo la lettera aperta inviata al Presidente del Consiglio, che ha suscitato un’interrogazione alla Camera da parte dell’on. Dara, ci sarà nei prossimi giorni un’interrogazione anche al Senato da parte del Senatore Centinaio volta a portare chiarezza sulla questione dei codici Ateco inseriti nel DCPM, situazione che sta aumentando le difficoltà del settore e creando discriminazione nella vendita al dettaglio”.

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