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Degustazione del 1673 Riserva 2012 Extra Brut di Cesarini Sforza e dell’Asti Docg ‘Collezione Acquesi’ di Cuvage

Bolle fuori tempo massimo, con l’eleganza di Trento Doc e Asti Docg

di Federica Borasio | 25 Gennaio 2021

Degustazione del 1673 Riserva 2012 Extra Brut di Cesarini Sforza e dell’Asti Docg ‘Collezione Acquesi’ di Cuvage

Le bollicine, si sa, vivono il loro periodo d’oro durante le feste di Natale, quando brindisi e cene in compagnia spingono verso l’alto il fatturato delle case spumantistiche. Al termine di un anno particolare, abbiamo voluto fare però una scelta anch’essa fuori dall’ordinario, suggerendo ‘fuori tempo massimo’ due etichette, nell’auspicio che diventino valide alternative per il consumo quotidiano.

La nostra scelta è ricaduta su due spumanti molto diversi tra di loro, che si ritrovano però a condividere una grande eleganza dei tratti nonché una salda vocazione territoriale. Volendo apparecchiare la nostra tavola per cena, lasceremo all’ampia spalla di un metodo classico trentino il compito di presiederla, divertendoci poi a reinterpretare l’Asti Spumante in un’inedita veste, che lo sottrae al consueto capitolo del fine pasto.

Cesarini Sforza, il Trentino nel calice

Il palcoscenico è prestigioso. Siamo in Trentino, un terroir che grazie al suo clima, alle altitudini e alle caratteristiche dei suoi suoli si è imposto come zona tra le più vocate per la produzione di bollicine di montagna di alto livello qualitativo, riunite sotto il sigillo Trento Doc. Un teatro all’aria aperta che tra i suoi migliori interpreti ha senza dubbio Cesarini Sforza , casa vinicola attiva dal 1974 che ha impresso la sua impronta nel panorama della spumantistica italiana e internazionale con i suoi Metodo Classico di grande finezza ed eleganza, riflesso del carattere e delle peculiarità del Trentino.  Caratteristiche molto ben sintetizzate in uno dei tre spumanti della linea 1673 che può essere considerato a tutti gli effetti il simbolo della filosofia di questa cantina: il Trento Doc 1673 Riserva 2012 Extra Brut, alfiere della produzione della casa vinicola.

Uvaggio: 100% chardonnay raccolto a mano nella prima decade di settembre.
Dopo una pressatura soffice e la successiva fermentazione in acciaio inox, il vino affina almeno sei mesi prima di passare in bottiglia per la seconda fermentazione. Affina in bottiglia, dove riposa 70 mesi sui lieviti prima della sboccatura.

Allo sguardo si presenta di un bel colore oro brillante, con un perlage fine e persistente. Al naso esprime la sua finezza con profumi che ricordano i fiori bianchi e il pane e con delicate note agrumate e di frutta a polpa bianca. In bocca è fresco, ricco e cremoso, con un lungo finale sapido che esalta i sentori di glicine e fiori d’arancio.

Lasciato al cocktail a base Asti Docg il compito di gratificare il nostro aperitivo, riserviamo alla cena questo Metodo Classico. Ideale se bevuto con cibi grassi o fritti, si accompagna a numerose preparazioni di mare. Da scoprire anche con il pescato di lago, con il quale condivide una marcata personalità.

L’eleganza del moscato Acquesi, anche in versione mixology

Sulle colline dove il Moscato si alterna al Brachetto, culla della grande tradizione spumantistica italiana, nasce la collezione Acquesi firmata Cuvage, con la quale l’azienda parte del gruppo Mondo del Vino, vuole gratificare l’ampia offerta viticola della sua zona.

Tra le etichette proposte segnaliamo l’Asti Docg, di recente laureatosi miglior spumante aromatico del mondo allo Champagne & Sparkling Wine World Championships 2020, per l’elegante interpretazione che offre del Moscato bianco. La particolare composizione dei vigneti di zona, caratterizzati da un terreno argilloso-limoso-sabbioso, impone peraltro un solido scheletro, utile a sostenere la ricchezza organolettica del vino. Di seguito le nostre note di degustazione.

Cuvage Asti Docg ‘Collezione Acquesi’

Uvaggio: 100% moscato bianco, ottenuto tramite un’accurata selezione delle uve
Vinificato con metodo Martinotti, affina minimo 4 mesi in autoclave, secondo l’interpretazione ‘lunga’ del metodo, perfezionato nella vicina Asti dall’enologo Federico Martinotti 125 anni fa.

Nel bicchiere si mostra di un bel giallo paglierino, segnato da un intenso perlage. Il naso abbonda di sensazioni floreali e fruttate, tra le quali spiccano glicine, pera e scorza d’agrumi. In bocca emerge il timbro territoriale, che impone alle morbide note del moscato una spiccata mineralità. Finale lungo e piacevole.

Per i tradizionalisti l’Asti Spumante è l’altra faccia del panettone e delle altre coccole che ci si concede a fine pasto. Noi preferiamo però segnalarvelo nelle intriganti versioni mixology proposte da Cuvage sul sito della linea Acquesi.

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