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Librandi punta sui cru e sulla Calabria in etichetta

di Elena Morganti | 22 Dicembre 2020

L’azienda nata a Cirò Marina e gestita dalla famiglia da quattro generazioni ha lanciato i nuovi Efeso, Megonio e Gravello puntando a una valorizzazione del territorio.

I Greci identificarono la Calabria orientale con il nome di “Enotria Tellus”, ossia terra del vino e i vini di Krimisa (dal nome di Cirò nell’antichità) raggiunsero presto una grande notorietà commerciale. Cirò rappresenta la storia e l’anima della vite e del vino in Calabria e da Cirò Marina è partita la famiglia Librandi, che coltiva la vite da quattro generazioni e dagli anni ’50 ha allargato le attività organizzandole per l’imbottigliamento, la conservazione e la commercializzazione del vino.

SEI TENUTE PER 350 ETTARI
Le tenute di proprietà della famiglia Librandi contano complessivamente circa 350 ettari, dei quali 232 vitati, 80 a uliveto e i restanti boschivi.  Rosaneti è la più grande. Situata tra i comuni di Rocca di Neto e Casabona, rappresenta attualmente il fiore all’occhiello della produzione viticola dei Librandi. Nei circa 155 ettari di vigneto dell’azienda Rosaneti sono messi a dimora in micro-zone tutti i vitigni che vengono utilizzati nella produzione dei vini dell’azienda.

Nella tenuta Rosaneti si trova il “giardino varietale” dei Librandi, la collezione di vitigni autoctoni che accoglie attualmente circa 200 varietà recuperate su tutto il territorio regionale e disposte in un vigneto dalla caratteristica forma a spirale. Da qui nascono alcuni dei vini più importanti e rappresentativi, frutto del lavoro di ricerca sugli autoctoni: Efeso e Megonio.
Situato in una zona collinare storica della Doc Cirò, Ponta è invece il vigneto dal quale prende le mosse la storia dell’azienda. In origine interamente dedicato al Gaglioppo allevato ad alberello come da tradizione – dalle più vecchie si ottiene il Duca Sanfelice Cirò Riserva Classico Superiore – è stato ampliato sulla pianura limitrofa dove ha trovato posto il Greco Bianco.

Dedicata in origine solo ai vitigni internazionali, la tenuta Arcidiaconato accoglie oggi anche varietà autoctone, come il Gaglioppo, e da questo incontro che nasce il Gravello. Si trovano inoltre alcuni tra i vigneti più importanti dei Librandi, come l’impianto ad alta densità di Gaglioppo allevato ad alberello e alcuni tra i cru di Magliocco. In più, qui si trova uno dei migliori vigneti di Chardonnay, di circa dieci ettari, che concorre in modo determinante alla produzione del best seller dell’azienda: il Critone.

LA SVOLTA SULL’IGT CALABRIA
Dopo l’uscita in commercio della Linea Segno avvenuta all’inizio del 2020, l’azienda Librandi ha completato il progetto di restyling delle etichette e sancisce il passaggio alla denominazione Calabria IGT puntando sulla valorizzazione della microterritorialità e del patrimonio vitivinicolo calabrese. Un restyling che non è solo facciata. “Abbiamo cercato di rendere evidente il nostro impegno e la nostra ricerca verso una conoscenza e comprensione sempre più profonda del nostro territorio nell’ottica di rendere questo patrimonio un valore aggiunto per tutta la Calabria”, raccontano i Librandi.

Particolare attenzione in questo progetto è stata riservata ai CRU dell’azienda – Efeso, Megonio e Gravello – vini iconici dei Librandi che abbiamo degustato a ridosso dell’uscita sul mercato.

Efeso, Calabria Igt 2019
Uvaggio: 100% mantonico
Vinificazione: fermentazione in barrique
Affinamento: riposo sui lieviti in barrique per circa 8 mesi, un anno di bottiglia prima della commercializzazione
Un bel giallo paglierino lucente e una consistenza importante, così si presenta nel calice Efeso, un vino bianco di grande personalità, espressione in purezza del vitigno autoctono calabrese mantonico. Il naso è bello. Ha i profumi dolci della frutta matura sotto il sole, pesca gialla e fico d’india come appena colti dalla pianta, ma anche note di ginestra e di glicine con qualche riverbero citrino e sensazioni vanigliate. Al palato è ricco, con una sensazione polposa di frutto, grande morbidezza, acidità che bilancia e un calore importante ma ben integrato con le altre componenti. Un sorso avvolgente e dalla buona lunghezza, da apprezzare con zuppe di pesce o piatti a base di funghi, ma anche formaggi di media stagionatura.

Megonio, Calabria Rosso Igt 2017
Uvaggio: 100% magliocco
Vinificazione: fermentazione in acciaio termocondizionato con macerazione di 15 giorni
Affinamento: 12 mesi in barrique di Allier e 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione
Il nome è quello di un centurione che ai tempi dell’antica Roma aveva governato il territorio in cui oggi sorgono i vigneti. Megonio è un vino rosso rubino intenso e quasi impenetrabile dato dal vitigno autoctono magliocco, che negli anni passati era tradizionalmente usato per tagli migliorativi. Qui lo troviamo in purezza, con profumi intensi e dolci, dalla composta di more di rovo alle note di borotalco, vaniglia e foglia di tabacco. Interessante il sorso, secco e fresco, dal tannino sabbioso e piacevole. Morbido ma non grasso, anzi snello e dalla buona bevibilità con un calore importante ma ben integrato. Da provare in abbinamento a piatti complessi o speziati, come agnello al forno, piatti a base di carne di maiale o selvaggina.

Gravello, Calabria Rosso Igt 2017
Uvaggio: 60% gaglioppo, 40% cabernet sauvignon
Vinificazione: fermentazione in acciaio termocondizionato con macerazione di 15 giorni
Affinamento: 12 mesi in barrique di Allier e 6 mesi in bottiglia prima della commercializzazione

Di un rosso intenso e impenetrabile che vira verso sfumature granate, il Gravello rivela al naso un bouquet complesso e invitante, fatto di frutta matura, come amarena e prugna, ma anche note erbacee e di sottobosco, la foglia di pomodoro più tipica del cabernet e accenni vanigliati dati dall’affinamento. In bocca la morbidezza e il calore sono bilanciati da una bella spalla acida e da una buona tannicità. La sensazione lievemente erbacea che emerge soprattutto in chiusura, ci suggerisce che forse serve ancora un po’ di tempo per poter degustare questo vino nel pieno del suo equilibrio. Anche in questo caso, l’abbinamento ideale è con piatti complessi e in grado di giocare alla pari col carattere dell’etichetta. Una curiosità: lo stile internazionale di questo vino ha spesso fatto da gancio per attrarre i consumatori esteri, innescando poi la loro curiosità verso la componente autoctona dell’uvaggio, il gaglioppo. E la pulce nell’orecchio adesso ce l’abbiamo pure noi.

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