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La pandemia ha colpito duramente un settore che vale 1,5 miliardi di euro, che nel corso dell’ultimo anno aveva visto la nascita di quasi mille nuove strutture sull’intero territorio nazionale.

2019, l’anno d’oro degli agriturismi italiani

di Daniele Becchi | 29 Novembre 2020

La pandemia ha colpito duramente un settore che vale 1,5 miliardi di euro, che nel corso dell’ultimo anno aveva visto la nascita di quasi mille nuove strutture sull’intero territorio nazionale.

L’Istat ha recentemente pubblicato il suo report sulle aziende agrituristiche italiane riferito al 2019. Dalla corposa analisi eseguita dall’Istituto di statistica emerge il buono stato di salute del settore, che nell’anno immediatamente precedente alla pandemia ha continuato quel percorso di crescita iniziato molti anni fa. Le quasi mille strutture agrituristiche nate nel corso dell’anno hanno risposto a una domanda proveniente da 3,7 milioni di turisti, tanto italiani quanto esteri. Accanto ai tipici servizi di ristorazione e alloggio, l’offerta agrituristica ha dovuto poi confrontarsi con la crescente richiesta di esperienze personalizzate. Laddove i gestori delle strutture, di cui uno su tre è donna, hanno risposto a tale esigenza proponendo nuove attività, l’Istat rileva una maggiore probabilità di sopravvivenza nel medio lungo periodo.

I Numeri
A fine 2019 le aziende agrituristiche autorizzate in Italia sono 24.576, in aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente (+961 unità), distribuite su 4.958 comuni, cioè il 62,6% di quelli oggi esistenti in Italia. In nove di questi sono presenti almeno 100 strutture: Grosseto, Cortona, Castelrotto, Manciano, Appiano sulla strada del vino, San Gimignano, Montepulciano, Montalcino, Caldaro sulla strada del vino.

Da un punto di vista geografico tale crescita è stata guidata dal Centro Italia (+8,7%), seguito da Isole (+6,4%), Sud (+3,0%) e Nord-ovest (+1,1%), mentre rimane stabile il Nord-est (+0,1%). A distinguersi tra le regioni del Centro è stata la Toscana, con un incremento su base annua del +16,2%, mentre al Sud a distinguersi sono state Basilicata (+8,6%), Puglia (+6,5%) e Campania (+5,5%). Tra le regioni del Nord bene la Liguria, che registra un +3,2.

Valutate in base al rapporto tra comuni agrituristici e comuni totali, le regioni più performanti sono Toscana (il 97,8% dei comuni toscani presenta almeno una struttura), Umbria (96,7%), Marche (87,7%) e Trentino-Alto Adige (83,2%). La maggiore densità di strutture per chilometro quadrato è invece ad appannaggio di Toscana, Umbria e Trentino-Alto Adige, tutte con un numero di agriturismi superiore a 25 per ogni 100kmq. Altre zone ad alta intensità si trovano nel Piemonte meridionale, nel versante est del Friuli-Venezia Giulia, nell’area occidentale di Veneto e Liguria e nella bassa Puglia. La massima densità si raggiunge nella provincia autonoma di Bolzano, che conta più di 100 agriturismi ogni 100 kmq.

Con un valore corrente della produzione a fine 2019 di poco superiore a 1,5 miliardi di euro (+3,3% rispetto al 2018 e + 37% rispetto al 2007), le aziende agrituristiche hanno contribuito per il 2,6% sul totale dell’intero comparto agricolo. Il valore medio della produzione per singola struttura è di poco superiore ai 61mila euro, e oscilla tra gli 83mila euro delle aziende del Nord-est e i 21mila di quelle delle Isole.

Ruolo delle Donne 
A fine 2019 rimane pressoché uguale all’anno precedente il numero di aziende a conduzione femminile, pari a 8.566 (35%). Tale risultato sembra essere la conseguenza di due tendenze tra loro opposte: un aumento della presenza femminile nelle Isole (8,2%) e al Sud (2.5%) e un contemporaneo calo al Centro (1,6%) e al Nord-est (1,3%). Il Sud si conferma peraltro la macroarea con la maggiore imprenditorialità femminile: qui il 46,8% degli agriturismi è condotto da una donna, contro il 37,9% del Centro e il 28,5% del Nord. In particolare, la Basilicata si conferma al primo posto (49,8%), seguita da Liguria (48,6%), Campania (48,4%), Abruzzo (47,9%) e Valle d’Aosta (47,5%).

Diversificare per sopravvivere
La multifunzionalità, intesa come l’integrazione di attività di supporto e secondarie all’attività agricola, è un elemento strategico, riconosciuto e sostenuto anche dalle politiche di sviluppo a livello comunitario, in grado di integrare i ricavi della produzione agricola in senso stretto. Gli agriturismi si inseriscono a pieno titolo in tale filone, mostrando un costante ampliamento nel tempo della quantità e varietà dei servizi offerti; più precisamente le strutture che offrono una sola (monofunzionali) sono il 40,2%, quelli con due attività (bifunzionali) il 29,5% e quelli con almeno tre attività (multifunzionali) sono il 30,3%.

Nell’ultimo anno si registra un consistente aumento degli agriturismi con attività di alloggio (+36,1%) e di quelli con attività di ristorazione (+43,4%). Ancor più significativa è la crescita delle aziende con attività di degustazione (+84,8%). In crescita anche le aziende autorizzate all’esercizio delle cosiddette ‘altre attività’, quali ad esempio equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking o mountain bike (29,4%).

Le aziende agrituristiche autorizzate alla ristorazione segnano, rispetto ai dodici mesi precedenti, una crescita del 4,8%, raggiungendo quota 12.209 aziende (49,7% del totale). Il 73,4% di queste aziende associa la ristorazione con l’alloggio, e il 56,5% ci associa la possibilità di svolgere altre attività. Solo il 12,7% non diversifica la propria offerta. Mentre Friuli-Venezia Giulia e provincia autonoma di Bolzano si confermano i territori dove prevalgono le aziende che propongono la sola ristorazione, Toscana, Calabria e Sicilia vantano oltre il 90% di aziende che abbinano ristorazione e alloggio. In Umbria questa strategia è addirittura attuata dalla totalità delle proprie aziende. In quest’ultima regione, inoltre, le aziende in cui è possibile coniugare la ristorazione con altre attività supera il 91%, mentre in Sicilia sfiora quota 94%.

Le aziende con servizio di alloggio rappresentano circa l’82% del totale delle aziende agrituristiche nazionali, in crescita nell’ultimo biennio del 4,2%. La quota prevalente si localizza nel Centro (41,5%) e in particolare in Toscana (25,1%), seguono il Nord-est (25,8%) e il Mezzogiorno (20,3%).

Per quanto riguarda il tipo di servizi offerti dagli agriturismi con alloggio, il 50,1% consente solo il pernottamento. Questa tipologia caratterizza soprattutto le aziende del Centro (65%; in Toscana la quota è del 75,5%) e nel Nord-est (58,4%, con il 91% dell’Emilia-Romagna). Quelle che invece all’alloggio associano la prima colazione sono più diffuse tra gli agriturismi del Nordovest (63,8% e in particolare del Piemonte 94,7%). Rispondendo a una domanda di servizi legata al territorio, i pacchetti proposti da queste strutture si diversificano nel panorama nazionale. Nel Nord-est prevalgono le aziende che offrono il solo alloggio (48,4%, rispetto al 30,3% dell’Italia) mentre nel Mezzogiorno, le aziende che abbinano la ristorazione sono il 74%, mentre quelle che prevedono lo svolgimento di altre attività sono il 62,5%.

In termini di prospettiva di vita, la probabilità di sopravvivenza che ha una struttura a un anno dall’inizio dell’attività si aggira intorno al 95%. Questo valore scende all’80% nei 5 anni, al 51% nei 10 anni e, infine, al 18% nei 20 anni. Per gli agriturismi che offrono solo alloggio la probabilità di superare i 5 anni è pari all’85%, mentre è del 72% per gli agriturismi con sola ristorazione. Gli agriturismi che all’alloggio e alla ristorazione abbinano altre attività hanno una probabilità più elevata di superare i 20 anni (17%).

Gli stranieri amano l’Italia
Le presenze negli agriturismi nel 2019 hanno superato i 3,7 milioni (+0,4 milioni rispetto allo scorso anno), dei quali 1,9 milioni provenienti dall’Italia. All’interno di un rapporto su scala nazionale tra agrituristi italiani e stranieri pari a 11:10, si segnala la forte vocazione tricolore di Molise (7:1), Abruzzo (6:1) e Basilicata (5:1). Toscana (10:13) e soprattutto provincia autonoma di Bolzano (1:3) sono invece le regioni preferite dagli stranieri.

Le notti complessive spese negli agriturismi sono invece di poco superiori a 14 milioni. Di queste 8,2 milioni (58%) provengono dall’estero. La permanenza media, cioè il numero medio notti ivi trascorse, è pari a 4,6 per gli stranieri e 3 per gli italiani.

 

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