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La piccola Denominazione toscana in linea con il trend nazionale, con cali del prodotto raccolto che in alcune aziende associate hanno raggiunto anche il 25%.

Scarsa quantità ma ottima qualità per la Doc Orcia

di redazione | 18 Novembre 2020

La piccola Denominazione toscana in linea con il trend nazionale, con cali del prodotto raccolto che in alcune aziende associate hanno raggiunto anche il 25%.

Ripartire dal buono e il bello che abbiamo, sembra essere questo lo slogan dell’Italia delle eccellenze, messe a dura prova dalla pandemia. E la vendemmia non è certo un’eccezione: un raccolto più contenuto rispetto al 2019 ma con una qualità che lascia ben sperare per la ripartenza futura del vino italiano.

I dati nazionali, elaborati da Assoenologi, Ismea e UIV-Unione Italiana Vini, parla di una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una lieve flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. In questo quadro la Toscana, tra le regioni vinicole più prestigiose d’Italia, è quella che ha registrato la contrazione più importante nella raccolta, pari al -21%, seguita da Sicilia (-20%), Umbria e Lazio (-10%).

Trend questo confermato anche dalla Doc Orcia, per la quale si registra una vendemmia scarsa in termini di volumi, con cali anche del -25% rispetto alle rese medie, ma giudicata all’unanimità ottima in termini di qualità. Al momento della raccolta i grappoli erano sani nonostante le difficoltà stagionali determinate dalla siccità estiva e dalla successiva piovosità, con buoni parametri organolettici. C’è da aspettarsi quindi che ne nasceranno vini di grande impatto gustativo e grande piacevolezza, con aromi complessi e fini.

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