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Terre di Cerealto: la sfida dei Piwi ai piedi delle Piccole Dolomiti

di Elena Morganti | 15 Novembre 2020

Degustazione delle prime due annate del bianco fermo da uve bronner e johanniter e del nuovo metodo classico pas dosé

Bronner, johanniter, sauvignier gris. Ai più potrebbero sembrare uno scherzo, invece sono nomi di vitigni. Non varietà autoctone, bensì Piwi, vitigni resistenti frutto di incroci sviluppati in Francia e Germania tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento con l’obiettivo di creare varietà dotate di una maggiore tolleranza alle malattie e quindi meno bisognose di trattamenti fitosanitari – il termine Piwi deriva infatti dal tedesco Pilzwiderstandsfähige e significa “resistente ai funghi”.

Lo sanno bene Massimo Reniero e Silvestro Cracco, che nel 2015, in piccola frazione di Valdagno (VI), hanno dato vita all’azienda Terre di Cerealto (2,6 ettari di terreno a un’altitudine di circa 700 metri sul livello del mare) ai piedi delle Piccole Dolomiti. L’idea era proprio quella di creare un vigneto a basso impatto ambientale e rispettoso dell’ecosistema pedemontano, che oggi è anche condotto con metodo biologico certificato ICEA. Una scelta, quella dei vitigni, determinata anche in seguito alle indagini agronomiche condotte nella zona dai produttori, tra il 2011 e il 2014. Ad affiancare Reniero e Cracco in cantina, l’enologo Nicola Biasi, che fin dalla prima vendemmia – nel 2017 – firma i vini dell’azienda.

Sull’efficacia dei Piwi in termini di riduzione dell’impatto ambientale, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici, il dibattito è aperto. Quello che è certo è che progetti come quello di Terre di Cerealto sono una bella prova di responsabilità ambientale e impegno nel creare un prodotto che, anche senza l’impiego di vitigni autoctoni, possa esaltare il territorio di origine, rispettandolo.

Pèrge, spumante metodo classico blanc de blanc pas dosé
Uvaggio: 100% bronner
Vinificazione: fermentazione della cuvée in barrique di rovere francese da 225 litri, dove continua poi per sei mesi anche la vinificazione, intervallata da frequenti batonnage.
Bronner in purezza per questo metodo classico pas dosé, che deve il nome al vocabolo con cui i Cimbri – l’antico popolo germanico che abitava le Piccole Dolomiti – chiamavano i monti. Un blanc de blanc dal perlage vivace, che al naso gioca sulle note minerali di zolfo e pietra focaia, molto piacevoli insieme ad aromi leggeri di frutta matura e accenni mielati. E le sensazioni minerali tornano al palato con una bella sapidità, insieme a una spiccata freschezza che accompagna il sorso fino alla chiusura. Proprio per questa caratteristica è facile immaginarlo in piacevole abbinamento con piatti dotati di una buona morbidezza, anche se non troppo strutturati, come risotti ai frutti di mare o ai funghi, ma anche con una soppressa oppure, azzardando in vista delle Feste (perché no), con una buona fetta di cotechino.

Cerealto 2018 e 2017
Uvaggio: 60% johanniter, 40% bronner
Vinificazione: Pressatura soffice seguita da chiarifica statica.
Affinamento: 7 mesi sulle fecce fini con frequenti batonnage e 1 mese di affinamento in bottiglia prima della messa in commercio.
Carattere. È il tratto che di sicuro emerge degustando il Cerealto, vino bianco fermo (più formalmente Veneto Igt) prodotto con uve johanniter e bronner. Il colore, di un giallo tenue e lucente quasi platino, suggerisce già la freschezza tagliente di questo vino che è uno dei suoi tratti distintivi. Al naso i profumi sono intensi e diretti, dagli aromi di mela golden e lime alle caratteristiche note minerali di pietra focaia e zolfo, più evidenti soprattutto nell’annata 2018, assieme ad accenni di erbe aromatiche e fiori d’arancio. La 2017 invece, già più evoluta, propende maggiormente ricordi di riesling (vitigno incrociato nello Johanniter) e lievi note di mela cotogna. Al palato freschezza e sapidità giocano con la morbidezza data dall’affinamento, ma se nel millesimo più giovane l’acidità domina con una lieve tendenza erbacea, nell’annata precedente il sorso risulta più equilibrato e chiude in un finale citrino e minerale che invita all’abbinamento col cibo. Nel complesso, Cerealto è senz’altro un vino con una personalità evidente dal punto di vista olfattivo e gustativo, che lascia aperte molte possibilità, sia sul fronte dell’invecchiamento – sarebbe intrigante dimenticarsi entrambe le annate per un paio d’anni in cantina e vedere cosa succede – sia su quello di eventuali nuove sperimentazioni in cantina. L’annata 2017 è infatti la prima entrata in commercio per Terre di Cerealto e sarà interessante vedere come il progetto evolverà nei prossimi anni, non solo in cantina ma anche in vigna, in termini di risposta dei vitigni resistenti ai cambiamenti climatici.

 

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